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Un oratorio per la favela dimenticata

A San José de Anchieta, nella periferia meridionale della megalopoli brasiliana San Paolo, un missionario ha sentito l’urgenza del Vangelo.

Nella periferia meridionale della megalopoli brasiliana San Paolo, capitale economica di tutta l’America Meridionale, c’è uno spicchio di terra dove, tra baracche di legno e plastica, vivono stipate cinquemila persone, di cui quasi un migliaio minori. Il nome di questa favela è San José de Anchieta, che prende quello di un missionario apostolo del Brasile vissuto nel Cinquecento.

Padre Daniele Belussi, missionario del Pime che è stato parroco per circa tre anni della parrocchia Nossa Senhora dos Anjos, racconta a Mondo e Missione: «Quando entrai la prima volta in quella terra occupata, mi resi conto dell’ambiente di violenza, della povertà e della necessità di Gesù. Mai come in quella occasione ho capito l’urgenza del Vangelo; urgenza di un Vangelo sconosciuto ai più»

Così quest’estate, alla presenza del vescovo emerito della diocesi di Santo Amaro, è stata inaugurata la tanto desiderata cappella, che potrà ospitare celebrazioni, messe e momenti di preghiera e ritiro. La cosa bella è che il progetto è stato votato tre anni fa dall’assemblea della favela, quando tutti i presenti, compresi i non cattolici, furono a favore della proposta del missionario di portare un segnale di luce e speranza in quell’angolo di mondo che sembrava dimenticato da tutto e da tutti.

«È stato un percorso lungo», continua padre Daniele. «Quando sono diventato parroco ho iniziato diverse attività sociali e di evangelizzazione e mi sono reso conto di quanto fosse urgente l’annuncio di Gesù. Lì ho compreso che il dono più grande che abbiamo è il Vangelo e che le persone attendono che lo gridiamo sui tetti. Il Vangelo è salvezza integrale dell’uomo, è gioia di vivere, è speranza».

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