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Con la pandemia 100 milioni di bambini in più vivono in povertà

Secondo l’Unicef per i minori questa è la crisi peggiore degli ultimi 75 anni, che si aggiunge al dramma dei conflitti.

A causa della pandemia, si stima che cento milioni di bambini in più vivano in povertà, in crescita del dieci percento rispetto al 2019. Lo afferma il rapporto dell’Unicef “Prevenire un decennio perduto: azioni urgenti per invertire l’impatto devastante del Covid-19 su bambini e giovani”, che segnala come questa sia la peggiore crisi per i minori dalla Seconda guerra mondiale e che ci vorranno almeno tra i sette e gli otto anni per tornare ai livelli precedenti la pandemia.

Decenni di progressi in molteplici ambiti sono minacciati a livelli mai visti prima, dalla povertà alla salute, dalla nutrizione all’accesso all’istruzione, dalla protezione al benessere mentale. Questa situazione ha portato circa sessanta milioni di bambini a vivere in nuove famiglie povere e oltre ventitré milioni di bambini a saltare i vaccini essenziali, quasi quattro in più rispetto al 2019. In questo modo, il miliardo circa di minori in tutto il mondo che già soffriva di almeno una privazione grave (salute, nutrizione, servizi igienici, acqua, alloggio, istruzione) è fortemente aumentato.

Secondo il rapporto, i giovani coinvolti nel lavoro minorile sono saliti a centosessanta milioni, con altri nove milioni a rischio entro la fine di quest’anno spinti dalla povertà innescata dalla crisi sanitaria. I cinquanta milioni di bambini che soffrono di malnutrizione acuta potrebbero aumentare nel 2022 di nove milioni a causa dell’impoverimento della dieta e dell’impatto della pandemia sui servizi di nutrizione e sulle pratiche alimentari.

Inoltre, il tredici percento degli adolescenti tra i dieci e i diciannove anni soffrono problematiche di salute mentale, anche perché le restrizioni avevano interrotto o fermato i servizi relativi nel 93% dei Paesi. Nel corso di questo decennio, si potrebbe arrivare a contare fino a dieci milioni di matrimoni precoci in più. Da aggiungere a questo quadro drammatico, c’è che quattrocentoventisei milioni di bambini, quasi uno su cinque, vivono in zone di conflitto e che circa un miliardo di loro, quasi la metà dei minori nel mondo, abita in luoghi a rischio estremamente alto per gli impatti del cambiamento climatico.

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