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Con la pandemia è aumentato l’antisemitismo sui social

Secondo un’indagine, durante la quarantena il 9% dei messaggi su Twitter ha associato gli ebrei alla diffusione del coronavirus.

Secondo un’indagine condotta su Twitter, social network utilizzato principalmente per comunicare le proprie idee, durante la quarantena il 9% dei messaggi degli utenti italiani ha proposto contenuti antisionisti e di ostilità contro Israele in collegamento alla diffusione del coronavirus. Lo studio è stato effettuato da MediaVox, l’osservatorio sull’odio on line dell’Università Cattolica, attraverso il campionamento di 900 tweet pubblicati tra marzo e maggio 2020 e la loro analisi, che ha mostrato come ben il 16,3% di essi siano stati di odio. Come riportato da Vita, Milena Santerini, docente di Pedagogia e direttrice di Mediavox, ha commentato:

«Se l’antisemitismo di ispirazione nazista è oggi appannaggio di gruppi organizzati con ideologie radicate in quel periodo buio del ‘900, sui social il fenomeno è culturale. È legato al periodo politico e di pandemia che stiamo vivendo. […] E quando odiatori anonimi cercando un bersaglio, anche per una pandemia globale, ecco che rispuntano gli ebrei come capro espiatorio».

Dallo studio, quindi, emerge che l’odio religioso è molto meno legato al tradizionale razzismo biologico, indirizzandosi verso un razzismo culturale alimentato dalle teorie complottiste a cui la pandemia ha prestato il fianco. Infatti, tre quarti dei tweet si riferivano al potere ebraico che controllerebbe la finanza mondiale, le banche, i media e le istituzioni, mentre minoritari sono stati quelli purtroppo ancora consueti sull’antigiudaismo, sull’inferiorità della “razza” ebraica e sul negazionismo della Shoah. È la versione on line del fatto che la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, debba oggi girare con la scorta.

Anche dietro la spinta dell’Unione Europea, Twitter, seguita da Facebook, sta cercando di intervenire eliminando i messaggi di odio, ma non è facile controllare tutto. Comunque, i social media, vista la loro pervasività nella società e l’anonimato che garantiscono ai diffusori di idee razziste, non possono mantenersi neutrali in questa battaglia culturale, dice Santerini. Anche perché questo problema è globale. Ad esempio, una ricerca dell’Università di Oxford ha mostrato che il 20% degli inglesi credono che il coronavirus sia stato creato dagli ebrei per averne un ritorno economico.

Dopo che l’islamofobia aveva raggiunto il culmine a seguito degli attentati terroristici e del dramma degli sbarchi dei migranti, la rabbia di chi si sente impoverito e attaccato si sta riversando sui social network anche attraverso un nuovo antisemitismo, che collega gli ebrei al coronavirus. Alimentati dai propagatori d’odio, anche politici, le persone sono investite da continui messaggi negativi. Ecco che si rende necessario ripartire con la cultura e l’educazione dei giovani alla storia.

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