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La pandemia non ha fermato l’accaparramento delle terre

Nel 2020 sono stato acquistati da stranieri milioni di ettari per l’estrazione mineraria, lo sfruttamento delle foreste e le piantagioni.

La pandemia e le proteste delle comunità locali non hanno fermato l’accaparramento delle terre da parte di capitali stranieri, fenomeno conosciuto come land grabbing. Nel 2020, le migliaia di contratti di acquisto o affitto conclusi hanno coinvolto una superficie totale di 93,2 milioni di ettari (più dell’estensione di Germania e Francia assieme), soprattutto in America Latina (31 milioni di ettari), l’Africa (30), Europa orientale (19) e l’Asia (9). Lo afferma I padroni della Terra. Rapporto sull’accaparramento della terra 2021: conseguenze su diritti umani, ambiente e migrazioni, realizzato da FOCSIV e giunto alla quarta edizione.

L’andamento conferma i numeri degli anni passati, con i principali Paesi investitori che continuano a essere quelli occidentali, principalmente Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Spagna, Belgio. Ma al primo posto rimane la Cina e nelle prime dieci posizioni sono presenti anche altre nazioni asiatiche: Singapore, Giappone e India. Gli interessi legati all’uso della terra riguardano l’estrazione mineraria per oltre 25 milioni ettari, lo sfruttamento delle foreste per 18 e le piantagioni per 8,5, seguiti a una certa distanza dalle colture alimentari e dai biocarburanti.

Gli stati che l’anno scorso hanno subito maggiormente il land grabbing sono stati il Perù (16,2 milioni di ettari, soprattutto per l’estrazione di minerali), la Federazione Russa (15 milioni di ettari, dei quali la metà accaparrati da investitori cinesi), la Repubblica Democratica del Congo (9,9), il Brasile (5,3), l’Indonesia (4,1) e poi l’Ucraina, la Papua Nuova Guinea, il Mozambico, il Sud Sudan e la Liberia, fino ai tanti paesi impoveriti africani ricchissimi di risorse naturali, foreste, terre fertili e minerali.

Il rapporto mostra però alcuni casi in cui le lotte delle comunità locali e dei popoli indigeni, che chiedono il rispetto dei loro diritti, stanno crescendo e cominciano a raggiungere risultati positivi. Queste storie di semplici uomini e donne che difendono la propria terra, la propria vita e un ambiente sano dimostrano che è possibile resistere alle ingiustizie e alle crescenti disuguaglianze legate al possesso della terra e delle sue risorse naturali.

Leggi qui il rapporto I padroni della Terra

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