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Confessarsi è dare al Padre la gioia di rialzarci

Omelia di Papa Francesco per la celebrazione della Penitenza e l’Atto di consacrazione al Cuore immacolato di Maria.

Nell’omelia pronunciata ieri, solennità dell’Annunciazione, durante la celebrazione della Penitenza, alla quale è seguito l’Atto di consacrazione al Cuore immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, Papa Francesco ha analizzato le parole dell’angelo Gabriele che per tre volte si è rivolto alla Vergine. All’inizio egli dice «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28), svelando il motivo della gioia. Questa frase è da fare propria ogni volta che ci si accosti al perdono di Dio, perché Lui viene a visitarci, ci colma della sua grazia e ci rallegra con la sua gioia mettendo al centro il suo perdono, non i nostri peccati.

«Restituiamo il primato alla grazia e chiediamo il dono di capire che la Riconciliazione non è anzitutto un nostro passo verso Dio, ma il suo abbraccio che ci avvolge, ci stupisce, ci commuove. È il Signore che, come a Nazaret da Maria, entra in casa nostra e porta uno stupore e una gioia prima sconosciuti: la gioia del perdono. Mettiamo in primo piano la prospettiva di Dio: torneremo ad affezionarci alla Confessione. Ne abbiamo bisogno, perché ogni rinascita interiore, ogni svolta spirituale comincia da qui, dal perdono di Dio».

Poi, l’angelo rassicura una preoccupata Maria: «Non temere» (v. 30). Anche se lui le ha proposto qualcosa di impensabile e al di là delle sue forze, che non avrebbe potuto gestire da sola nei confronti di Giuseppe, della sua comunità e della legge mosaica, lei ha gettato il suo turbamento in Dio e non ha sollevato obiezioni. Le basta quella rassicurazione perché parte dal Signore e dalla fiducia in Lui, che è come un rimedio radicale contro la paura e il male di vivere. Continua il pontefice:

«Ogni volta che la vita si apre a Dio, la paura non può più tenerci in ostaggio. […] Tu, sorella, fratello, se i tuoi peccati ti spaventano, se il tuo passato ti inquieta, se le tue ferite non si rimarginano, se le continue cadute ti demoralizzano e ti sembra di aver smarrito la speranza, per favore, non temere. Dio conosce le tue debolezze ed è più grande dei tuoi sbagli. Dio è più grande dei nostri peccati: è molto più grande! Una cosa ti chiede: le tue fragilità, le tue miserie, non tenerle dentro di te; portale a Lui, deponile in Lui, e da motivi di desolazione diventeranno opportunità di risurrezione».

Infine, l’angelo Gabriele dice a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te» (Lc 1,35). È così che Dio interviene nella storia, donando il suo stesso Spirito perché noi da soli non riusciamo a risolvere le nostre contraddizioni personali e collettive. Con il Suo amore Egli dissolve l’odio, spegne il rancore, estingue l’avidità, ci ridesta dall’indifferenza. Per questo c’è bisogno di attingere dal perdono la forza dell’amore, lo stesso Spirito disceso su Maria. Prima di consacrare a lei la Chiesa, l’umanità intera e in modo particolare il popolo ucraino e quello russo, Papa Francesco ha esortato:

«Se vogliamo che il mondo cambi, deve cambiare anzitutto il nostro cuore. Per fare questo, oggi lasciamoci prendere per mano dalla Madonna. Guardiamo al suo Cuore immacolato, dove Dio si è posato, all’unico Cuore di creatura umana senza ombre. Lei è “piena di grazia” (v. 28), e dunque vuota di peccato: in lei non c’è traccia di male e perciò con lei Dio ha potuto iniziare una storia nuova di salvezza e di pace. Lì la storia ha svoltato. Dio ha cambiato la storia bussando al Cuore di Maria. E oggi anche noi, rinnovati dal perdono, bussiamo a quel Cuore».

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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