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Gli anziani sono anche il futuro di una Chiesa che profetizza e sogna

Discorso di Papa Francesco al I Congresso internazionale di pastorale degli anziani “La ricchezza degli anni”.

«La “ricchezza degli anni” è ricchezza delle persone, di ogni singola persona che ha alle spalle tanti anni di vita, di esperienza e di storia. È il tesoro prezioso che prende forma nel cammino della vita di ogni uomo e donna, qualunque siano le sue origini, la sua provenienza, le sue condizioni economiche o sociali. Poiché la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri.»

Nel discorso ai partecipanti al primo Congresso internazionale di pastorale degli anziani sul tema “La ricchezza degli anni”, che si è tenuto ieri in Vaticano a cura del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Papa Francesco, partendo dalla constatazione che nel ventunesimo secolo la vecchiaia è diventata un tratto distintivo dell’umanità che fino a pochi decenni fa non esisteva in modo così ampio, si è domandato come vivere questi anni e che senso dare a questa fase della vita. La diffusa indifferenza e il rifiuto verso gli anziani manifestati dalla società sono da affrontare facendo cogliere e apprezzare il valore dell’anzianità.

«Nella Bibbia la longevità è una benedizione. Essa ci mette a confronto con la nostra fragilità, con la dipendenza reciproca, con i nostri legami familiari e comunitari, e soprattutto con la nostra figliolanza divina. Concedendo la vecchiaia, Dio Padre dona tempo per approfondire la conoscenza di Lui, l’intimità con Lui, per entrare sempre più nel suo cuore e abbandonarsi a Lui. […] Ma è anche un tempo di rinnovata fecondità. […] Il disegno di salvezza di Dio, infatti, si attua anche nella povertà dei corpi deboli, sterili e impotenti. Dal grembo sterile di Sara e dal corpo centenario di Abramo è nato il Popolo eletto (cfr Rm 4,18-20). Da Elisabetta e dal vecchio Zaccaria è nato Giovanni il Battista. L’anziano, anche quando è debole, può farsi strumento della storia della salvezza.»

Per il Papa, la Chiesa, consapevole di questo ruolo insostituibile delle persone anziane, deve farsi luogo dove viene condiviso tra le generazioni il progetto d’amore di Dio. Ma non con uno sguardo solo rivolto al passato, come se degli anziani esistesse solo la vita già spesa. Occorre rivolgersi a loro guardando anche al futuro, perché possono offrire ancora pagine nuove di santità, servizio e preghiera. Assieme ai giovani, essi possono profetizzare e sognare. Per questo la Chiesa deve includerli nei propri orizzonti pastorali.

«La profezia degli anziani si realizza quando la luce del Vangelo entra pienamente nella loro vita; quando, come Simeone ed Anna, prendono tra le braccia Gesù e annunciano la rivoluzione della tenerezza, la Buona Notizia di Colui che è venuto nel mondo a portare la luce del Padre. Per questo vi chiedo di non risparmiarvi nell’annunciare il Vangelo ai nonni e agli anziani. Andate loro incontro con il sorriso sul volto e il Vangelo tra le mani. Uscite per le strade delle vostre parrocchie e andate a cercare gli anziani che vivono soli. La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio!»

Leggi qui il testo completo del discorso

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