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La voglia di potere finisce per svuotare di forza il corpo ecclesiale

Discorso di Papa Francesco all’incontro “La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali: un servizio ecclesiale”.

Ieri il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita ha organizzato un incontro con le associazioni di fedeli, i movimenti ecclesiali e le nuove comunità sul tema “La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali: un servizio ecclesiale”. Nel discorso ai partecipanti, Papa Francesco ha ringraziato tutti i laici impegnati a vivere e testimoniare il Vangelo nella vita ordinaria e i membri delle varie realtà aggregative che fanno fruttificare i carismi che lo Spirito Santo, per il tramite dei fondatori, ha loro consegnato. Queste persone hanno una vera e propria missione ecclesiale, che si può esplicare in quanto chi si sente amato dal Signore ama senza misura.

Il discorso del pontefice si è concentrato sul decreto che disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, promulgato l’11 giugno di quest’anno per introdurre alcuni cambiamenti. Il Papa ha ricordato che, nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, sono nate tante congregazioni e associazioni religiose, ma molte sono finite sotto visita apostolica, commissariate, sciolte a causa di abusi e scandali. Queste situazioni hanno reso necessaria l’emanazione di nuove norme per aiutare a mantenere forti i carismi fondazionali. Gli incarichi di governo devono dunque altro non essere che una chiamata a servire, che deve evitare due ostacoli.

«Il primo è la voglia di potere […]. Si esprime in tanti modi nella vita della Chiesa; ad esempio, quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione. […] Tanti superiori, superiori generali si eternizzano nel potere e fanno mille, mille cose per essere rieletti e rieletti, anche cambiando le costituzioni. […] Mi vengono due immagini su questo. Quella suora che era all’entrata del Capitolo e diceva: “Se votate me, io farò questo…”. Comprano il potere. […] Un istituto dove il capo si chiamava Amabilia ha finito per chiamarsi “Odiobilia”, perché i membri si sono accorti che quella donna era un “Hitler” con l’abito.»

«C’è poi un altro ostacolo al vero servizio cristiano, e questo è molto sottile: la slealtà. Lo incontriamo quando qualcuno vuol servire il Signore ma serve anche altre cose che non sono il Signore (e dietro ad altre cose, sempre ci sono i soldi). […] A parole diciamo di voler servire Dio e gli altri, ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti. […] E cadiamo nella trappola della slealtà quando ci presentiamo agli altri come gli unici interpreti del carisma, gli unici eredi della nostra associazione o movimento […]; oppure quando pretendiamo di decidere a priori chi debba essere il nostro successore.»

Papa Francesco ha dunque esortato chi svolge ruoli di governo a essere autentici servi umili del Signore e dei fratelli, come ci ha insegnato Gesù lavando i piedi ai discepoli. Lo Spirito Santo agisce nella vita di ogni associazione e di ogni membro: abbiamo bisogno di confidare in Lui e avere fiducia nel discernimento dei carismi affidato all’autorità della Chiesa.

Leggi qui il testo completo del discorso

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