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La vita non serve se non si serve

Omelia di Papa Francesco alla celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore.

«Dio ci ha salvato servendoci. In genere pensiamo di essere noi a servire Dio. No, è Lui che ci ha serviti gratuitamente, perché ci ha amati per primo. È difficile amare senza essere amati. Ed è ancora più difficile servire se non ci lasciamo servire da Dio. Ma – una domanda – in che modo ci ha servito il Signore? Dando la sua vita per noi. […] Il suo amore lo ha portato a sacrificarsi per noi, a prendere su di sé tutto il nostro male. […] Senza reagire, solo con l’umiltà, la pazienza e l’obbedienza del servo, esclusivamente con la forza dell’amore. E il Padre ha sostenuto il servizio di Gesù: non ha sbaragliato il male che si abbatteva su di Lui, ma ha sorretto la sua sofferenza, perché il nostro male fosse vinto solo con il bene, perché fosse attraversato fino in fondo dall’amore.»

Nell’omelia della celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, dopo queste parole Papa Francesco ha affrontato le situazioni più dolorose per chi ama: il tradimento e l’abbandono. Gesù è stato tradito dal discepolo che l’ha venduto e da quello che l’ha rinnegato, dall’istituzione religiosa che l’ha condannato ingiustamente e dall’istituzione politica che si è lavata le mani. Siccome siamo nati per essere amati e amare, è terribile scoprire che la fiducia ben riposta viene ingannata.

«Guardiamoci dentro. Se siamo sinceri con noi stessi, vedremo le nostre infedeltà. Quante falsità, ipocrisie e doppiezze! Quante buone intenzioni tradite! Quante promesse non mantenute! Quanti propositi lasciati svanire! Il Signore conosce il nostro cuore meglio di noi, sa quanto siamo deboli e incostanti, quante volte cadiamo, quanta fatica facciamo a rialzarci e quant’è difficile guarire certe ferite. E che cosa ha fatto per venirci incontro, per servirci? […] Ci ha guariti prendendo su di sé le nostre infedeltà, togliendoci i nostri tradimenti. Così che noi, anziché scoraggiarci per la paura di non farcela, possiamo alzare lo sguardo verso il Crocifisso, ricevere il suo abbraccio e dire: “Ecco, la mia infedeltà è lì, l’hai presa Tu, Gesù. Mi apri le braccia, mi servi col tuo amore, continui a sostenermi… Allora vado avanti!”.»

Papa Francesco prosegue parlando dell’abbandono sofferto da Gesù, giunto a pronunciare sulla croce le parole «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). Nell’abisso della solitudine, Egli non sente vicino nemmeno il Padre: ha provato la desolazione estrema. Cristo lo ha fatto per essere del tutto solidale con noi e per darci la prova che, anche quando ci troviamo in un vicolo cieco senza via di uscita, non siamo soli, perché c’è Dio che ci sostiene.

«Che cosa possiamo fare dinanzi a Dio che ci ha serviti fino a provare il tradimento e l’abbandono? Possiamo non tradire quello per cui siamo stati creati, non abbandonare ciò che conta. Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane. Il dramma che stiamo attraversando in questo tempo ci spinge a prendere sul serio quel che è serio, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore. […] La via del servizio è la via vincente, che ci ha salvati e che ci salva, ci salva la vita. […] Sentitevi chiamati a mettere in gioco la vita. Non abbiate paura di spenderla per Dio e per gli altri, ci guadagnerete! Perché la vita è un dono che si riceve donandosi. E perché la gioia più grande è dire sì all’amore, senza se e senza ma. Dire sì all’amore, senza se e senza ma. Come ha fatto Gesù per noi.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia