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Sfidiamo l’abitudinarietà aprendo bene gli occhi, gli orecchi e soprattutto il cuore

Lettera di Papa Francesco a tutti i presbiteri in occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars.

“La gratitudine è sempre un’arma potente. Solo se siamo in grado di contemplare e ringraziare concretamente per tutti i gesti di amore, generosità, solidarietà e fiducia, così come di perdono, pazienza, sopportazione e compassione con cui siamo stati trattati, lasceremo che lo Spirito ci doni quell’aria fresca in grado di rinnovare (e non rattoppare) la nostra vita e missione. Lasciamo che, come Pietro la mattina della pesca miracolosa, il nostro constatare tutto il bene ricevuto risvegli in noi la capacità di stupirci e di ringraziare.”

In occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, proposto da Pio XI come patrono di tutti i parroci del mondo, Papa Francesco ha indirizzato una lettera a tutti i presbiteri, soffermandosi a riflettere su quattro parole: dolore, gratitudine, coraggio, lode. Inizia subito richiamando la sofferenza delle vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati e ricordando che per una riforma culturale sul tema, un compito né facile né a breve termine, è necessario l’impegno di tutti. Poi, ringrazia i tanti presbiteri per le loro vite donate.

“La vocazione, più che una nostra scelta, è risposta a una chiamata gratuita del Signore. […] Nei momenti di difficoltà, di fragilità, così come in quelli di debolezza e in cui emergono i nostri limiti, quando la peggiore di tutte le tentazioni è quella di restare a rimuginare la desolazione spezzando lo sguardo, il giudizio e il cuore, in quei momenti è importante –persino oserei dire cruciale– non solo non perdere la memoria piena di gratitudine per il passaggio del Signore nella nostra vita, la memoria del suo sguardo misericordioso che ci ha invitato a metterci in gioco per Lui e per il suo Popolo, ma avere anche il coraggio di metterla in pratica.”

Un altro desiderio di Papa Francesco espresso nella lettera è quello del rinnovamento del coraggio sacerdotale, frutto soprattutto dell’azione dello Spirito Santo. La missione a cui i presbiteri sono chiamati non implica di essere immuni dalla sofferenza, dal dolore e dall’incomprensione, ma chiede di affrontarli e assumerli per lasciare che il Signore li trasformi. Quel “si è sempre fatto così” rende sterili tutti i tentativi di trasformazione e conversione. Occorre, invece, sfidare l’abitudinarietà, aprendo bene gli occhi, gli orecchi e soprattutto il cuore, per lasciarsi smuovere da ciò che succede intorno a noi e dal grido della Parola viva del Risorto.

“È impossibile parlare di gratitudine e incoraggiamento senza contemplare Maria. Lei, donna dal cuore trafitto (cfr Lc 2,35), ci insegna la lode capace di aprire lo sguardo al futuro e restituire speranza al presente […] Se qualche volta ci sentiamo tentati di isolarci e rinchiuderci in noi stessi e nei nostri progetti proteggendoci dalle vie sempre polverose della storia, o se lamenti, proteste, critiche o ironia si impadroniscono del nostro agire senza voglia di combattere, di aspettare e di amare, guardiamo a Maria affinché purifichi i nostri occhi da ogni pagliuzza che potrebbe impedirci di essere attenti e svegli per contemplare e celebrare Cristo che vive in mezzo al suo Popolo.”

Leggi qui il testo completo della lettera

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