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Per fare nuove tutte le cose Dio comincia dal grembo di una donna piccola e povera

Omelia e Te deum di ringraziamento per l’anno trascorso di Papa Francesco nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio.

«I profeti, nella Scrittura, mettono in guardia dalla tentazione di legare la presenza di Dio solo al tempio (Ger 7,4): Egli abita in mezzo al suo Popolo, cammina con esso e vive la sua vita. La sua fedeltà è concreta, è prossimità all’esistenza quotidiana dei suoi figli. Anzi, quando Dio vuole fare nuove tutte le cose per mezzo del suo Figlio, non comincia dal tempio, ma dal grembo di una donna piccola e povera del suo Popolo. È straordinaria questa scelta di Dio! Non cambia la storia attraverso gli uomini potenti delle istituzioni civili e religiose, ma a partire dalle donne della periferia dell’impero, come Maria, e dai loro grembi sterili, come quello di Elisabetta.»

L’omelia di Papa Francesco per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio evidenzia come la venuta del Figlio non avviene dove ci si potrebbe aspettare, ovvero nella grande città di Gerusalemme, dove sarà poi scartato e crocifisso. Per rivelare il suo amore, il Signore sceglie prima Betlemme, «così piccola per essere tra i villaggi di Giuda» (Mi 5,1), poi Nazareth, cittadina dove visse Gesù mai citata nei Vangeli se non per dire «da Nazareth può venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46): un luogo insignificante e uno disprezzato. Nel salmo 147, il salmista invita Gerusalemme a glorificare Dio e il pontefice si rivolge allo stesso modo a Roma.

«Per mezzo del suo Spirito, che pronuncia in ogni cuore umano la sua Parola, Dio benedice i suoi figli e li incoraggia a lavorare per la pace nella città. […] Davvero Dio non ha mai smesso di cambiare la storia e il volto della nostra città attraverso il popolo dei piccoli e dei poveri che la abitano: Egli sceglie loro, li ispira, li motiva all’azione, li rende solidali, li spinge ad attivare reti, a creare legami virtuosi, a costruire ponti e non muri. È proprio attraverso questi mille rivoli dell’acqua viva dello Spirito che la Parola di Dio feconda la città e da sterile la rende “madre gioiosa di figli” (Sal 113,9).»

Come fare per far gioire il Signore? Per Papa Francesco occorre affidarsi alla sua Parola e buttarsi nella mischia, lasciandoci coinvolgere nell’incontro e nella relazione con gli abitanti della città. Perché il suo messaggio corra veloce, dobbiamo incontrare gli altri e metterci in ascolto della loro esistenza, del loro grido di aiuto.

«L’ascolto è già un atto d’amore! Avere tempo per gli altri, dialogare, riconoscere con uno sguardo contemplativo la presenza e l’azione di Dio nelle loro esistenze, testimoniare con i fatti più che con le parole la vita nuova del Vangelo, è davvero un servizio d’amore che cambia la realtà. Così facendo, infatti, nella città e anche nella Chiesa circola aria nuova, voglia di rimettersi in cammino, di superare le vecchie logiche di contrapposizione e gli steccati, per collaborare insieme, edificando una città più giusta e fraterna. Non dobbiamo aver paura o sentirci inadeguati per una missione così importante. Ricordiamolo: Dio non ci sceglie a motivo della nostra bravura, ma proprio perché siamo e ci sentiamo piccoli.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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