Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

La memoria dell’olocausto ci serve per non diventare indifferenti

Discorso di Papa Francesco alla delegazione del Simon Wiesenthal Center sulla memoria e sull’odio.

«Oggi, assorbiti nel vortice delle cose, fatichiamo a fermarci, a guardarci dentro, a fare silenzio per ascoltare il grido dell’umanità sofferente. Il consumismo odierno è anche verbale: quante parole inutili, quanto tempo sprecato a contestare e accusare, quante offese urlate, senza curarsi di quel che si dice. Il silenzio, invece, aiuta a custodire la memoria. Se perdiamo la memoria, annientiamo il futuro.»

Nel discorso di ieri alla delegazione del Simon Wiesenthal Center, ente globale contro antisemitismo, razzismo e odio delle minoranze, Papa Francesco ha ricordato di quando quattro anni fa sostò a pregare in silenzio nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, di cui il prossimo 27 gennaio (Giorno della memoria) decorre il 75° anniversario della liberazione. Il ricordo dell’olocausto, indicibile crudeltà, ci serve per non diventare indifferenti e rendere il mondo un luogo migliore nel rispetto della dignità umana indipendentemente dall’origine, dalla religione e dallo status sociale.

«Preoccupa l’aumento, in tante parti del mondo, di un’indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a sé stessi: la vita va bene se va bene a me e, quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria. Così si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi. Su questi terreni cresce rapido l’odio. […] Per affrontare il problema alla radice, dobbiamo però impegnarci anche a dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace. È infatti attraverso l’integrazione, la ricerca e la comprensione dell’altro che tuteliamo maggiormente noi stessi. Perciò è urgente reintegrare chi è emarginato, tendere la mano a chi è lontano, sostenere chi è scartato perché non ha mezzi e denaro, aiutare chi è vittima di intolleranza e discriminazione.»

Il Papa ha concluso il discorso sottolineando che ebrei e cristiani sono chiamati, partendo dal loro ricco patrimonio spirituale comune, non a prendere le distanze ed escludere, ma a farsi vicini e includere; non ad assecondare soluzioni di forza, ma a avviare percorsi di prossimità. Se non lo mettono in pratica coloro che credono in Colui che ha preso a cuore le nostre debolezze, chi lo farà?

Leggi qui il testo completo del discorso

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print