Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Una Chiesa in uscita richiede conversione missionaria costante e permanente

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”.

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale 2019, dal titolo “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”, ricorda in apertura il mese missionario straordinario di ottobre, indetto per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV e ritrovare il senso missionario dell’adesione di fede a Gesù.

“Questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza.”

La Chiesa è in missione nel mondo, in uscita fino agli estremi confini. Ma per questo serve una conversione missionaria costante e permanente, e serve per tutti, perché ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita.

“Nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me, anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt 28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.”

Nella sua Lettera apostolica Maximum illud, Papa Benedetto XV scriveva che l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia. Anche oggi, la Chiesa ha bisogno di uomini e donne che rispondono alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi, annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito, chiamano alla conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni delle genti a cui sono inviati.

“Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.”

Leggi qui il testo completo del messaggio

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print