Siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente

Messaggio di Papa Francesco per la LVI Giornata mondiale della pace.

«”Il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” […]. Con queste parole, l’Apostolo Paolo invitava la comunità di Tessalonica perché, nell’attesa dell’incontro con il Signore, restasse salda, con i piedi e il cuore ben piantati sulla terra, capace di uno sguardo attento sulla realtà e sulle vicende della storia. Perciò, anche se gli eventi della nostra esistenza appaiono così tragici e ci sentiamo spinti nel tunnel oscuro e difficile dell’ingiustizia e della sofferenza, siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente, ci accompagna con tenerezza, ci sostiene nella fatica e, soprattutto, orienta il nostro cammino».

Nel messaggio per la cinquantaseiesima Giornata mondiale della pace, che si festeggerà il primo gennaio 2023, Papa Francesco intende esortare i cristiani a vigilare cercando il bene, la giustizia e la verità soprattutto nelle ore più buie, al fine di cogliere le prime luci di un’alba che, rinchiudendosi nella paura o nella rassegnazione, si rischierebbe di perdere. L’appello, intitolato “Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace”, si concentra poi sulle conseguenze della pandemia da coronavirus, che negli ultimi tre anni ha destabilizzato le società, indebolito gli sforzi spesi per la pace e causato un malessere generale nel cuore di tante persone, facendo emergere innumerevoli fragilità. Dobbiamo quindi interrogarci per crescere e lasciarci trasformare come singoli e come comunità. Ribadisce il pontefice:

«avendo toccato con mano la fragilità che contraddistingue la realtà umana e la nostra esistenza personale, possiamo dire che la più grande lezione che il Covid-19 ci lascia in eredità è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina, e che nessuno può salvarsi da solo. È urgente dunque ricercare e promuovere insieme i valori universali che tracciano il cammino di questa fratellanza umana».

Da tale esperienza è emersa più forte la consapevolezza che solo la pace che nasce dall’amore fraterno e disinteressato può aiutarci a superare le crisi personali, sociali e mondiali. Nel mentre, però, una nuova terribile guerra si è abbattuta sulla Terra, con la differenza che questo ulteriore flagello è guidato da scelte umane colpevoli. Il conflitto in Ucraina è l’ennesima sconfitta per l’umanità intera, perché non proviene dall’esterno delle persone, ma dall’interno di un cuore corrotto dal peccato (cfr Marco 7,17-23). La soluzione non può essere altro che affrontare con responsabilità e compassione le sfide del nostro mondo, dalla ricerca della pace allo sradicamento della povertà, dalla salute per tutti alla cura dell’ambiente. Come? Innanzitutto lasciandoci cambiare il cuore da ciò che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, per agire nella realtà alla luce del bene comune.

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