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La missione è opera dello Spirito Santo e non delle nostre intenzioni

Messaggio di Papa Francesco alle Pontificie Opere Missionarie.

«La salvezza è l’incontro con Gesù, che ci vuole bene e ci perdona, inviandoci lo Spirito che ci consola e ci difende. La salvezza non è la conseguenza delle nostre iniziative missionarie, e nemmeno dei nostri discorsi sull’incarnazione del Verbo. I testimoni, in ogni situazione umana, sono coloro che attestano ciò che viene compiuto da qualcun altro. In questo senso, e solo in questo senso noi possiamo essere testimoni di Cristo e del suo Spirito.»

Nel messaggio alle Pontificie Opere Missionarie in occasione della loro assemblea generale annuale che si sarebbe dovuta tenere giovedì (annullata a causa della pandemia in corso), Papa Francesco ha affrontato alcuni temi relativi alla missione della Chiesa, partendo dalla constatazione che la fede è testimoniare la gioia che ci dona il Signore, come fece Gesù con gli apostoli durante l’Ascensione. Una missione che è opera dello Spirito Santo e non conseguenza delle nostre intenzioni, da preservare dalla tentazione di prendere in ostaggio Cristo per i propri progetti clericali di potere.

«Se non si riconosce che la fede è un dono di Dio, anche le preghiere che la Chiesa rivolge a Lui non hanno senso. E non si esprime attraverso di esse nessuna sincera passione per la felicità e la salvezza degli altri, e di quelli che non riconoscono Cristo risorto, anche se si passa il tempo a organizzare la conversione del mondo al cristianesimo. È lo Spirito Santo ad accendere e custodire la fede nei cuori, e riconoscere questo fatto cambia tutto. Infatti, è lo Spirito che accende e anima la missione, le imprime dei connotati “genetici”, accenti e movenze singolari che rendono l’annuncio del Vangelo e la confessione delle fede cristiana un’altra cosa rispetto ad ogni proselitismo politico o culturale, psicologico o religioso.»

Dopo aver richiamato alcuni tratti distintivi della missione dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium, Papa Francesco elenca una serie di insidie da evitare: autoreferenzialità, ansia di comando, elitarismo, isolamento dal popolo, astrazione e funzionalismo. Dopodiché, propone alle Pontificie Opere Missionarie dieci consigli per il cammino, utili però a tutto il mondo missionario: custodite o riscoprite l’inserimento della missione in seno al Popolo di Dio; fate che l’impianto della missione rimanga legato alle pratiche di preghiera e raccolta di risorse per la missione; vivete la missione come uno strumento di servizio nelle Chiese particolari; entrate in contatto con innumerevoli realtà; sottraetevi alle insidie dei ripiegamenti autoreferenziali; non trasformate la missione in una Ong tutta votata al reperimento e allo stanziamento dei fondi; vagliate con appropriato sensus ecclesiae la redistribuzione delle donazioni ricevute; non dimenticatevi dei poveri; rispecchiate la ricca varietà del “popolo dai mille volti”; non rendete la missione un’entità a sé stante nella Chiesa.

«Partite con slancio: nel cammino che vi aspetta ci sono tante cose da fare. Se ci sono cambiamenti da sperimentare nelle procedure, è bene che essi puntino ad alleggerire, e non ad aumentare i pesi; che siano volti a guadagnare flessibilità operativa, e non a produrre ulteriori apparati rigidi e sempre minacciati di introversione. Tenendo presente che un’eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, può complicare la dinamica missionaria. […] Il vostro è un servizio reso al fervore apostolico, cioè a uno slancio di vita teologale che solo lo Spirito Santo può operare nel Popolo di Dio. Voi pensate a fare bene il vostro lavoro, «come se tutto dipendesse da voi, sapendo che in realtà tutto dipende da Dio» (S. Ignazio di Loyola).»

Leggi qui il testo completo del messaggio

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