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Quando serviamo chi soffre consoliamo e rallegriamo il Cuore di Cristo

Omelia di Papa Francesco al 60° anniversario della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica.

Nell’omelia della messa per il sessantesimo anniversario dell’inaugurazione della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, celebrata ieri presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, Papa Francesco ha detto che, contemplando il Cuore di Cristo, possiamo lasciarci guidare da tre parole: ricordo, passione e conforto. Ri-cordare significa “ritornare al cuore, ritornare con il cuore”. Il Cuore di Gesù ci fa ritornare a quanto ha fatto per noi, alla sua misericordia, alla sua bontà gratuita e incondizionata. Esso ci fa commuovere e provare compassione, sentimenti che non dobbiamo smarrire nella freneticità dell’oggi e di cui dobbiamo mantenere la memoria. Il ricordo rimane quando qualcuno o qualcosa tocca il nostro cuore. Il Cuore di Gesù guarisce la nostra memoria perché la riporta all’affetto fondante: l’amore del Padre. Come possiamo fare nel quotidiano? Il pontefice suggerisce di passare in rassegna, alla sera, i volti che abbiamo incontrato, i sorrisi ricevuti, le parole buone.

La seconda parola del Papa è passione, perché il Cuore di Cristo non è una pia devozione per sentire un po’ di calore dentro o un’immaginetta tenera che suscita affetto, ma un cuore appassionato che ci mostra la tenerezza viscerale di Dio e il suo amore nei nostri confronti, anche mentre è sormontato dalla croce e circondato di spine e ci fa vedere quanta sofferenza sia costata la nostra salvezza. Questo suggerisce che, se vogliamo amare davvero Dio, dobbiamo appassionarci di ogni uomo, soprattutto di quello che vive la condizione in cui il Cuore di Gesù si è manifestato: il dolore, l’abbandono, lo scarto. Prima delle parole, dobbiamo far trasparire l’amore con la vicinanza, la compassione e la tenerezza all’uomo che soffre. Infine, il pontefice ha parlato del conforto, ovvero la forza che non viene da noi, ma da chi sta con noi. Gesù è il Dio-con-noi e con il suo Cuore ci dà forza e coraggio nelle avversità. Le incertezze, come la pandemia e le malattie, ci spaventano e scoraggiano. Per questo abbiamo bisogno di un sostegno che ci faccia superare le nostre paure: il Signore compassionevole, più grande dei mali, ci è vicino. Papa Francesco ha concluso l’omelia con queste parole:

«Se guardiamo la realtà a partire dalla grandezza del suo Cuore, la prospettiva cambia, cambia la nostra conoscenza della vita perché, come ci ha ricordato San Paolo, conosciamo “l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef 3,19). Incoraggiamoci con questa certezza, con il conforto di Dio. E chiediamo al Sacro Cuore la grazia di essere capaci a nostra volta di consolare. È una grazia che va chiesta, mentre ci impegniamo con coraggio ad aprirci, aiutarci, portare gli uni i pesi degli altri.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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