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Siamo tutti corresponsabili: facciamoci con creatività artigiani di pace

Le parole di Papa Francesco all’incontro internazionale di preghiera per la pace e l’appello dei leader religiosi.

Ieri Papa Francesco ha partecipato all’incontro internazionale di preghiera per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio “Nessuno si salva da solo. Pace e fraternità”, assieme ad altri capi religiosi come il Patriarca ecumenico Bartolomeo e il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania (l’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby non è potuto esserci a causa della pandemia). Nell’omelia della messa da lui presieduta presso la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, ha commentato le parole rivolte a Gesù in croce rivoltegli dai presenti: «Salva te stesso!» (Mc 15,30).

«Lo dicono per primi “quelli che passavano di là” (v. 29). Era gente comune, che aveva sentito Gesù parlare e operare prodigi. […] Forse anche noi a volte preferiremmo un dio spettacolare anziché compassionevole, un dio potente agli occhi del mondo, che s’impone con la forza e sbaraglia chi ci vuole male. Ma questo non è Dio, è il nostro io. […] In seconda battuta si fanno avanti i capi dei sacerdoti e gli scribi. Erano quelli che avevano condannato Gesù perché rappresentava per loro un pericolo. Ma tutti siamo specialisti nel mettere in croce gli altri pur di salvare noi stessi. Gesù, invece, si lascia inchiodare per insegnarci a non scaricare il male sugli altri. […] Il Vangelo vero si carica delle croci degli altri. […] Infine, anche quelli crocifissi con Gesù si uniscono al clima di sfida contro di Lui. […] Ma perché quei crocifissi se la prendono con Gesù? Perché non li toglie dalla croce. Gli dicono: “Salva te stesso e noi!” (Lc 23,39). Cercano Gesù solo per risolvere i loro problemi. Ma Dio non viene tanto a liberarci dai problemi, che sempre si ripresentano, ma per salvarci dal vero problema, che è la mancanza di amore.»

Successivamente, in Piazza del Campidoglio si è tenuto l’incontro con i leader religiosi e le autorità, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel suo discorso, Papa Francesco ricorda come in questi anni ci siano stati fatti dolorosi anche a nome della fede, ma bisogna riconoscere che nel dialogo tra le religioni ci sono stati grandi passi avanti, come il Documento sulla fratellanza per la pace mondiale e la convivenza comune firmato con il Grande Imam di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb nel 2019.

«La diversità di religione non giustifica l’indifferenza o l’inimicizia. Anzi, a partire dalla fede religiosa si può diventare artigiani di pace e non spettatori inerti del male della guerra e dell’odio […] Dio chiederà conto, a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra che sono passati e che hanno colpito i popoli! […] “Basta!” (Lc 22,38), dice Gesù quando i discepoli gli mostrano due spade, prima della Passione. […] Quel “basta!” di Gesù supera i secoli e giunge forte fino a noi oggi: basta con le spade, le armi, la violenza, la guerra! […] La fraternità, che sgorga dalla coscienza di essere un’unica umanità, deve penetrare nella vita dei popoli, nelle comunità, tra i governanti, nei consessi internazionali. Così lieviterà la consapevolezza che ci si salva soltanto insieme, incontrandosi, negoziando, smettendo di combattersi, riconciliandosi, moderando il linguaggio della politica e della propaganda, sviluppando percorsi concreti per la pace.»

Alla fine dell’incontro, è stato presentato un appello di pace, nello “spirito di Assisi” e nell’unione spirituale con i credenti di tutto il mondo e le donne e gli uomini di buona volontà. I leader religiosi affermano che nessuno può salvarsi da solo, soprattutto in questi tempi di pandemia, guerre, diseguaglianze, fame, migrazioni e riscaldamento globale: in un mondo pieno di connessioni, non si può smarrire il senso della fraternità. Essi esortano i governanti, prima che sia troppo tardi, a rifiutare il linguaggio della divisione, spesso supportata da sentimenti di paura e di sfiducia.

«Ai responsabili degli Stati diciamo: lavoriamo insieme ad una nuova architettura della pace. Uniamo le forze per la vita, la salute, l’educazione, la pace. È arrivato il momento di utilizzare le risorse impiegate per produrre armi sempre più distruttive, fautrici di morte, per scegliere la vita, curare l’umanità e la nostra casa comune. […] A tutti i credenti, alle donne e agli uomini di buona volontà, diciamo: facciamoci con creatività artigiani della pace, costruiamo amicizia sociale, facciamo nostra la cultura del dialogo. Il dialogo leale, perseverante e coraggioso è l’antidoto alla sfiducia, alle divisioni e alla violenza. […] Nessuno può sentirsi chiamato fuori. Siamo tutti corresponsabili. Tutti abbiamo bisogno di perdonare e di essere perdonati. Le ingiustizie del mondo e della storia si sanano non con l’odio e la vendetta, ma con il dialogo e il perdono.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia, del discorso e dell’appello di pace

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