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Custodire la verità non significa difendere dottrine, ma restare legati a Gesù

Omelia di Papa Francesco per la messa nella solennità dell’Ascensione.

«Nelle ultime ore della sua vita, Gesù prega. Nel momento doloroso del congedo dai suoi discepoli e da questo mondo, Gesù prega per i suoi amici. Mentre nel suo cuore e nella sua carne sta portando tutto il peccato del mondo, Gesù continua ad amarci e prega per noi. Dalla preghiera di Gesù impariamo anche noi ad attraversare i momenti drammatici e dolorosi della vita. Fermiamoci in particolare su un verbo con cui Gesù prega il Padre: custodire.»

Nell’omelia della messa nella solennità dell’Ascensione, celebrata per i fedeli del Myanmar residenti a Roma, Papa Francesco si è chiesto cosa siamo chiamati a custodire. Innanzitutto, la fede, che ci permette di tenere lo sguardo alto verso il cielo e verso il Dio dell’amore che ci chiama a essere fratelli tra di noi, anche se sulla terra vince la logica dell’odio e della vendetta. Gesù, racconta l’evangelista Giovanni, nelle ore finali della sua vita, quando si sente tradito e abbandonato, pregava «alzati gli occhi al cielo» (Gv 17,1). Non è facile farlo quando siamo nel dolore, ma la fede ci aiuta a vincere la tentazione di ripiegarci su noi stessi.

Un secondo aspetto da custodire è l’unità. Gesù prega il Padre perché i suoi discepoli siano «una sola cosa» (Gv 17,21), una famiglia dove regnino l’amore e la fraternità. Talvolta li aveva visti discutere su chi dovesse essere il più grande, ma la divisione è una malattia mortale. Quando in noi stessi, nelle famiglie, nelle comunità, tra i popoli, perfino nella Chiesa ci sono invidie, gelosie, interessi personali serve il coraggio di vivere legami di amicizia, di amore, di fratellanza. Anche se certe situazioni sembrano più grandi di noi, il papa ricorda che l’impegno per la pace e la fraternità nasce sempre dal basso: ciascuno può fare la sua parte.

Infine, occorre custodire la verità. Ciò non significa difendere a oltranza delle idee e diventare guardiani di dottrine e dogmi, ma restare legati a Cristo ed essere consacrati al suo Vangelo. Gesù chiede questo a Dio quando manda i discepoli a proseguire la sua missione. Vivere nel mondo seguendo criteri che non sono di questo mondo significa non lasciarsi affascinare dagli idoli e non piegarsi alle logiche umane e mondane, ma essere profeti in tutte le situazioni della vita ed essere testimoni del Vangelo anche al costo di andare controcorrente. Il Signore, conclude papa Francesco, non ha bisogno di gente tiepida.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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