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Ringraziare non è questione di cortesia, ma di fede

Omelia di Papa Francesco nella messa di canonizzazione di cinque beati.

Nell’omelia della messa di canonizzazione dei beati Giovanni Enrico Newman, Giuseppina Vannini, Maria Teresa Chiramel Mankidiyan, Dulce Lopes Pontes e Margarita Bays, Papa Francesco ha preso spunto dal Vangelo del giorno (Luca 17,11-19) per individuare le tre tappe del percorso di fede che hanno percorso i lebbrosi guariti: invocare, camminare e ringraziare.

“I lebbrosi si trovavano in una condizione terribile, non solo per la malattia […], ma per l’esclusione sociale. Al tempo di Gesù erano ritenuti immondi e in quanto tali dovevano stare isolati, in disparte. […] Però, anche se la loro condizione li mette da parte, invocano Gesù, dice il Vangelo, «ad alta voce» (v. 13). Non si lasciano paralizzare dalle esclusioni degli uomini e gridano a Dio, che non esclude nessuno. Ecco come si accorciano le distanze, come ci si rialza dalla solitudine: non chiudendosi in sé stessi e nei propri rimpianti, non pensando ai giudizi degli altri, ma invocando il Signore, perché il Signore ascolta il grido di chi è solo. […] La fede cresce così, con l’invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie.”

“Ma a colpire è soprattutto il fatto che i lebbrosi non vengono guariti quando stanno fermi davanti a Gesù, ma dopo, mentre camminano: «Mentre essi andavano furono purificati», dice il Vangelo (v. 14). Vengono guariti andando a Gerusalemme, cioè mentre affrontano un cammino in salita. È nel cammino della vita che si viene purificati, un cammino che è spesso in salita, perché conduce verso l’alto. La fede richiede un cammino, un’uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. […] C’è un altro aspetto interessante nel cammino dei lebbrosi: si muovono insieme. «Andavano» e «furono purificati», dice il Vangelo (v. 14), sempre al plurale: la fede è anche camminare insieme, mai da soli.”

“Una volta guariti, nove vanno per conto loro e solo uno torna a ringraziare. […] Solo a quello che ringrazia Gesù dice: «La tua fede ti ha salvato» (v. 19). Non è solo sano, è anche salvo. Questo ci dice che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l’incontro con Gesù. […] È bello vedere che quell’uomo guarito, che era un samaritano, esprime la gioia con tutto sé stesso: loda Dio a gran voce, si prostra, ringrazia (cfr vv. 15-16). Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. […] Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede.”

Papa Francesco conclude l’omelia ricordando che tra i nuovi santi c’è una sarta, Marguerite Bays. La sua storia ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa: è la santità del quotidiano di cui parlava proprio il cardinale Newman, per il quale il cristiano possiede, con gioia e senza pretese, una pace profonda che il mondo non vede.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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