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Siamo polvere, ma se ci lasciamo plasmare da Dio diventiamo meraviglia

Omelia di Papa Francesco alla messa con la benedizione e imposizione delle Ceneri.

«La polvere sul capo ci riporta a terra, ci ricorda che veniamo dalla terra e che in terra torneremo. Siamo cioè deboli, fragili, mortali. […] Ma siamo la polvere amata da Dio. Il Signore ha amato raccogliere la nostra polvere tra le mani e soffiarvi il suo alito di vita (cfr Gen 2,7). Così siamo polvere preziosa, destinata a vivere per sempre. Siamo la terra su cui Dio ha riversato il suo cielo, la polvere che contiene i suoi sogni. Siamo la speranza di Dio, il suo tesoro, la sua gloria.»

Alla messa del mercoledì delle Ceneri, Papa Francesco ci incoraggia: quando siamo in difficoltà e ci sentiamo soli, non stiamo a guardare solo la nostra polvere, ma ricordiamoci che, se ci lasciamo plasmare dalle mani di Dio, diventiamo meraviglia e il poco che siamo ha un valore infinito ai Suoi occhi. La Quaresima è il tempo di grazie per rendersi conto che le nostre misere ceneri sono amate dal Signore e, accogliendo il Suo sguardo su di noi, possiamo cambiare vita.

«La cenere che riceviamo sul capo scuote i pensieri che abbiamo in testa. Ci ricorda che noi, figli di Dio, non possiamo vivere per inseguire la polvere che svanisce. Una domanda può scenderci dalla testa al cuore: “Io, per che cosa vivo?”. […] Se vivo solo per portare a casa un po’ di soldi e divertirmi, per cercare un po’ di prestigio, fare un po’ di carriera, vivo di polvere. […] Non siamo al mondo per questo. Valiamo molto di più, viviamo per molto di più: per realizzare il sogno di Dio, per amare. La cenere si posa sulle nostre teste perché nei cuori si accenda il fuoco dell’amore. […] I beni terreni che possediamo non ci serviranno, sono polvere che svanisce, ma l’amore che doniamo – in famiglia, al lavoro, nella Chiesa, nel mondo – ci salverà, resterà per sempre.»

Per il Papa, il percorso dalla polvere alla vita può essere visto al contrario: quanta vita ridotta in cenere vediamo attorno a noi? Dalle violenze nelle guerre ai litigi nelle relazioni umane fino all’ipocrisia, tanta polvere sporca l’amore e abbruttisce la vita. Per ripulirci da ciò, dobbiamo lasciarci riconciliare con Dio, come dice san Paolo (2 Cor 5,20). Lo fa con un verbo passivo, perché la santità non è attività nostra, è grazia che può venire solo da Gesù, che conosce e può guarire il nostro cuore.

«Che cosa fare dunque? Nel cammino verso la Pasqua possiamo compiere due passaggi: il primo, dalla polvere alla vita, dalla nostra umanità fragile all’umanità di Gesù, che ci guarisce. Possiamo metterci davanti al Crocifisso, stare lì, guardare e ripetere: “Gesù, tu mi ami, trasformami […]”. E dopo aver accolto il suo amore, dopo aver pianto davanti a questo amore, il secondo passaggio, per non ricadere dalla vita alla polvere. Si va a ricevere il perdono di Dio, nella Confessione, perché lì il fuoco dell’amore di Dio consuma la cenere del nostro peccato. […] Lasciamoci amare per amare. Lasciamoci rialzare, per camminare verso la meta, la Pasqua. Avremo la gioia di scoprire che Dio ci risuscita dalle nostre ceneri.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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