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Per riconoscere Dio che si fa piccolo come un pezzo di pane occorre un cuore grande

Omelia di Papa Francesco nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

Nell’omelia della messa nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, Papa Francesco si è soffermato su tre immagini del Vangelo (Mc 14,12-16.22-26) per rispondere a delle domande che dovremmo porci quando contempliamo e adoriamo la presenza di Dio nel Pane eucaristico: in quale “luogo” vogliamo preparare la Pasqua del Signore? Quali sono i “luoghi” della nostra vita in cui Dio ci chiede di essere ospitato?

«La prima è quella dell’uomo che porta una brocca d’acqua (cfr v. 13). È un dettaglio che sembrerebbe superfluo. Ma quell’uomo del tutto anonimo diventa la guida per i discepoli che cercano il luogo che poi sarà chiamato il Cenacolo. E la brocca d’acqua è il segno di riconoscimento: un segno che fa pensare all’umanità assetata, sempre alla ricerca di una sorgente d’acqua che la disseti e la rigeneri. […] E per questa sete, l’acqua delle cose mondane non serve, perché si tratta di una sete più profonda, che solo Dio può soddisfare.»

Gesù dice ai suoi che la Cena della Pasqua si potrà celebrare dove li condurrà un uomo con la brocca d’acqua. Per celebrare l’Eucaristia, dunque, occorre innanzitutto riconoscere la propria sete di Dio, sentire che ne abbiamo bisogno e non possiamo farcela da soli. Oggi, ha continuato il pontefice, questo sentimento si è affievolito, ma solo dove c’è un uomo o una donna con la brocca per l’acqua il Signore può svelarsi come Colui che dona nuova vita. La Chiesa deve quindi imparare a risvegliare la sete di Dio e incontrare la gente.

«La seconda immagine è quella della grande sala al piano superiore (cfr v. 15). È lì che Gesù e i suoi faranno la cena pasquale e questa sala si trova nella casa di una persona che li ospita. […] Una sala grande per un piccolo pezzo di Pane. Dio si fa piccolo come un pezzo di pane e proprio per questo occorre un cuore grande per poterlo riconoscere, adorare, accogliere.»

L’umile e talvolta invisibile presenza di Dio richiede un cuore preparato e sveglio per essere riconosciuta. Se il nostro cuore non assomiglia a un’ampia sala accogliente ma a un ripostiglio pieno di cose vecchie e buio perché viviamo solo di noi stessi, è impossibile farlo. Bisogna uscire dalla piccola stanza del nostro io ed entrare in quella grande dello stupore e dell’adorazione. Allo stesso modo, la Chiesa non deve essere un circolo ristretto, ma una comunità accogliente verso tutti, che lungo il cammino offre l’Eucaristia come nutrimento a chi è stanco e affamato.»

«Infine, la terza immagine, l’immagine di Gesù che spezza il Pane. È il gesto eucaristico per eccellenza, il gesto identitario della nostra fede, il luogo del nostro incontro con il Signore che si offre per farci rinascere a una vita nuova. Anche questo gesto è sconvolgente: fino ad allora si immolavano agnelli e si offrivano in sacrificio a Dio, ora è Gesù che si fa agnello e si immola per donarci la vita. Nell’Eucaristia contempliamo e adoriamo il Dio dell’amore.

Celebrando l’Eucaristia, anche noi siamo chiamati a vivere questo amore. Ciò significa che non puoi spezzare il Pane della domenica se il tuo cuore è chiuso ai fratelli, non puoi mangiarlo se non dai pane all’affamato, non puoi condividerlo se non condividi le sofferenze di chi è nel bisogno. L’Eucaristia trasforma il mondo nella misura in cui noi ci lasciamo trasformare. Se glielo lasciamo fare, possiamo uscire con entusiasmo e portare Cristo a coloro che incontriamo nella vita di ogni giorno. Spezzando la nostra vita nella compassione e nella solidarietà, tutti vedranno attraverso di noi la grandezza dell’amore di Dio, che per questo ci sazierà per sempre.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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