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Alziamo lo sguardo alla Croce per ricevere la grazia dello stupore

Omelia di Papa Francesco per la Domenica delle Palme e della Passione del Signore.

«Da subito Gesù ci stupisce. La sua gente lo accoglie con solennità, ma Lui entra a Gerusalemme su un umile puledro. La sua gente attende per Pasqua il liberatore potente, ma Gesù viene per compiere la Pasqua con il suo sacrificio. La sua gente si aspetta di celebrare la vittoria sui romani con la spada, ma Gesù viene a celebrare la vittoria di Dio con la croce. Che cosa accadde a quella gente, che in pochi giorni passò dall’osannare Gesù al gridare “crocifiggilo”? […] Quelle persone seguivano più un’immagine di Messia, che non il Messia. Ammiravano Gesù, ma non erano pronte a lasciarsi stupire da Lui.»

Alla messa per la celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, Papa Francesco ha meditato sull’atteggiamento interiore che ci accompagnerà per tutta la Settimana Santa: lo stupore. Nella sua omelia ha spiegato che questo sentimento è diverso dall’ammirazione: parlare bene di Gesù non basta, occorre lasciarsi mettere in discussione da Lui. Quello che maggiormente stupisce del Signore è il fatto che sia giunto alla gloria per la via dell’umiliazione, che l’Onnipotente sia stato ridotto a niente. Perché si sei lasciato fare tutto questo?

«Lo ha fatto per noi, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana, per attraversare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro male. Per avvicinarsi a noi e non lasciarci soli nel dolore e nella morte. Per recuperarci, per salvarci. Gesù sale sulla croce per scendere nella nostra sofferenza. Prova i nostri stati d’animo peggiori: il fallimento, il rifiuto di tutti, il tradimento di chi gli vuole bene e persino l’abbandono di Dio. Sperimenta nella sua carne le nostre contraddizioni più laceranti, e così le redime, le trasforma. Il suo amore si avvicina alle nostre fragilità, arriva lì dove noi ci vergogniamo di più. E ora sappiamo di non essere soli: Dio è con noi in ogni ferita, in ogni paura: nessun male, nessun peccato ha l’ultima parola.»

Il pontefice ha continuato l’omelia esortandoci a chiedere la grazia dello stupore, senza il quale la vita cristiana diventa grigia e la fede cieca alla bellezza dei fratelli e al dono del creato. Se non riusciamo a lasciarci commuovere dall’amore di Dio, è perché siamo logorati dall’abitudine, restiamo chiusi nelle nostre insoddisfazioni, abbiamo perso la fiducia in tutto. Dobbiamo quindi lasciarci stupire da Gesù e dal Crocifisso per tornare a vivere, perché la bellezza della vita sta nello scoprirsi amati.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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