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L’efficienza pastorale serve a poco se non si fa come i Magi, che camminarono e adorarono

Omelia di Papa Francesco alla messa nella solennità dell’Epifania del Signore.

«Nel Vangelo […] i Magi esordiscono manifestando le loro intenzioni: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (Mt 2,2). Adorare è il traguardo del loro percorso, la meta del loro cammino. […] Se perdiamo il senso dell’adorazione, perdiamo il senso di marcia della vita cristiana, che è un cammino verso il Signore, non verso di noi. È il rischio da cui ci mette in guardia il Vangelo, presentando, accanto ai Magi, dei personaggi che non riescono ad adorare.»

Nell’omelia della messa nella solennità dell’Epifania del Signore, Papa Francesco ricorda le persone che non sono riuscite ad adorare. C’è innanzitutto re Erode, che chiede ai Magi che lo informino sul luogo dove si trova il Bambino, perché anche lui – dice – vuole adorarlo (Mt 2,8). Ma in realtà egli vuole liberarsi di Gesù con la menzogna, perché adora solo sé stesso.

«L’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura […]. È un rischio serio: servirci di Dio anziché servire Dio. Quante volte abbiamo scambiato gli interessi del Vangelo con i nostri, quante volte abbiamo ammantato di religiosità quel che ci faceva comodo, quante volte abbiamo confuso il potere secondo Dio, che è servire gli altri, col potere secondo il mondo, che è servire sé stessi!»

Poi, continua il pontefice, ci sono i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, che indicano a Erode che il Messia sarebbe a Betlemme di Giudea. Essi, da grandi teologi, conoscono le profezie e le interpretano esattamente. Saprebbero quindi dove andare, ma non vanno.

«Nella vita cristiana non basta sapere: senza uscire da sé stessi, senza incontrare, senza adorare non si conosce Dio. La teologia e l’efficienza pastorale servono a poco o nulla se non si piegano le ginocchia; se non si fa come i Magi, che non furono solo sapienti organizzatori di un viaggio, ma camminarono e adorarono. Quando si adora ci si rende conto che la fede non si riduce a un insieme di belle dottrine, ma è il rapporto con una Persona viva da amare. È stando faccia a faccia con Gesù che ne conosciamo il volto.»

Papa Francesco chiede quindi di riscoprire, con questo nuovo anno, l’adorazione come esigenza della fede. Ognuno può farsi una domanda: “sono un cristiano adoratore?”. Tanti cristiani che pregano non sanno adorare, per cui devono trovare il tempo per farlo nell’arco della giornata e gli spazi per condividerlo nelle comunità.

«Adorare è compiere un esodo dalla schiavitù più grande, quella di sé stessi. Adorare è mettere il Signore al centro per non essere più centrati su noi stessi. […] Adorando diamo al Signore la possibilità di trasformarci col suo amore, di illuminare le nostre oscurità, di darci forza nella debolezza e coraggio nelle prove. […] Adorare è farsi piccoli al cospetto dell’Altissimo, per scoprire davanti a Lui che la grandezza della vita non consiste nell’avere, ma nell’amare. […] Adorare è un gesto d’amore che cambia la vita. È fare come i Magi: è portare al Signore l’oro, per dirgli che niente è più prezioso di Lui; è offrirgli l’incenso, per dirgli che solo con Lui la nostra vita si eleva verso l’alto; è presentargli la mirra, con cui si ungevano i corpi feriti e straziati, per promettere a Gesù di soccorrere il nostro prossimo emarginato e sofferente, perché lì c’è Lui.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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