Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona

Omelia di Papa Francesco alla messa per la Giornata mondiale missionaria nel Mese missionario straordinario.

«Dalle Letture ascoltate vorrei cogliere tre parole: un sostantivo, un verbo e un aggettivo. Il sostantivo è il monte […] Che cosa dice a noi il monte? Che siamo chiamati ad avvicinarci a Dio e agli altri: a Dio, l’Altissimo, nel silenzio, nella preghiera, prendendo le distanze dalle chiacchiere e dai pettegolezzi che inquinano. Ma anche agli altri, che dal monte si vedono in un’altra prospettiva, quella di Dio che chiama tutte le genti […] Un verbo accompagna il sostantivo monte: salire. […] Non siamo nati per stare a terra, per accontentarci di cose piatte, siamo nati per raggiungere le altezze, per incontrare Dio e i fratelli. Ma per questo bisogna salire: bisogna lasciare una vita orizzontale, lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io. […] E come in montagna non si può salire bene se si è appesantiti di cose, così nella vita bisogna alleggerirsi di ciò che non serve. […] Una terza parola risuona oggi come la più forte. È l’aggettivo tutti, che prevale nelle Letture[…]. Il Signore è ostinato nel ripetere questo tutti […], perché nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi fondati sugli egoismi che non piacciono a Dio.»

Nell’omelia alla messa per la Giornata mondiale missionaria di ieri, Papa Francesco invita quindi i missionari a porsi delle domande: quali sono le vette a cui punto? Come va la mia salita? So rinunciare ai bagagli pesanti e inutili delle mondanità per salire sul monte del Signore? Perché il vero spirito della missione è salire sul monte a pregare per tutti e poi scendere per farsi dono a tutti. Il cristiano, dunque, è sempre in movimento, in uscita per andare incontro a ogni persona, non solo a quelle del proprio gruppetto. Non è mai in credito di riconoscimento dagli altri, ma in debito di amore verso chi non conosce il Signore.

«Quali istruzioni ci dà il Signore per andare verso tutti? Una sola, molto semplice: fate discepoli. Ma, attenzione: discepoli suoi, non nostri. La Chiesa annuncia bene solo se vive da discepola. E il discepolo segue ogni giorno il Maestro e condivide con gli altri la gioia del discepolato. Non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando, mettendosi allo stesso livello, discepoli coi discepoli, offrendo con amore quell’amore che abbiamo ricevuto. Questa è la missione: donare aria pura, di alta quota, a chi vive immerso nell’inquinamento del mondo; portare in terra quella pace che ci riempie di gioia ogni volta che incontriamo Gesù sul monte, nella preghiera; mostrare con la vita e persino a parole che Dio ama tutti e non si stanca mai di nessuno.»

Papa Francesco conclude l’omelia ricordando che ciascuno di noi ha una missione su questa terra: testimoniare, benedire, consolare, rialzare, trasmettere la bellezza di Gesù, andando con amore verso tutti, perché la vita stessa è una missione preziosa, un dono da offrire.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print