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La più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore

Omelia di Papa Francesco alla messa per la Giornata mondiale dei poveri.

«Per noi tutto è cominciato con la grazia di Dio – tutto, sempre, incomincia con la grazia, non con le nostre forze – con la grazia di Dio che è Padre e ha messo nelle nostre mani tanto bene, affidando a ciascuno talenti diversi. Siamo portatori di una grande ricchezza, che non dipende da quante cose abbiamo, ma da quello che siamo: dalla vita ricevuta, dal bene che c’è in noi, dalla bellezza insopprimibile di cui Dio ci ha dotati, perché siamo a sua immagine, ognuno di noi è prezioso ai suoi occhi, ognuno di noi è unico e insostituibile nella storia!»

È con un paragone tra noi e i servi che ricevono i preziosissimi talenti dal loro padrone che inizia l’omelia di Papa Francesco alla messa di ieri per la Giornata mondiale dei poveri. Il pontefice sottolinea come troppe volte, guardando alla nostra vita, la giudichiamo per le cose che ci mancano, dai soldi ad amici migliori. Ma guardare a ciò è un’illusione, perché impedisce di vedere il bene e fa dimenticare i talenti affidatici da Dio, che sa di cosa siamo capaci. Il Signore si fida anche di quel servo che nasconderà il talento, sperando che lo utilizzi bene malgrado le sue paure.

«Il servizio è […] la nostra opera, quello che fa fruttare i talenti e dà senso alla vita: non serve infatti per vivere chi non vive per servire. […] Ma qual è lo stile del servizio? Nel Vangelo i servi bravi sono quelli che rischiano. Non sono cauti e guardinghi, non conservano quel che hanno ricevuto, ma lo impiegano. Perché il bene, se non si investe, si perde; perché la grandezza della nostra vita non dipende da quanto mettiamo da parte, ma da quanto frutto portiamo. Quanta gente passa la vita solo ad accumulare, pensando a stare bene più che a fare del bene. Ma com’è vuota una vita che insegue i bisogni, senza guardare a chi ha bisogno!»

Per il Vangelo non c’è fedeltà senza rischio, continua il Papa, e per essere fedeli a Dio – così vengono chiamati i servi che investono – occorre rischiare, per non finire come il servo che sotterra le proprie ricchezze spirituali e materiali. Occorre quindi spendere la vita lasciandosi sconvolgere i piani dal servizio. I cristiani che non fanno mai un passo fuori dalle regole finiscono come delle mummie, perché la fedeltà a Gesù non è solo osservare le regole, ma anche non peccare di omissione – come il terzo servo – e fare del bene rischiando di sbagliare. Quali devono essere i destinatari di queste azioni? Sono i poveri, che ci permettono di arricchirci nell’amore. Avvicinandoci al Natale, non dobbiamo dunque domandarci “Cosa posso comprare?”, ma “Cosa posso dare agli altri?”. Se non vogliamo vivere poveramente, chiediamo la grazia di vedere Cristo nei poveri per servirli.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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