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La condivisione della proprietà non è comunismo, è cristianesimo puro

Omelia di Papa Francesco alla messa della seconda domenica di Pasqua.

«Gesù risorto appare ai discepoli più volte. Con pazienza consola i loro cuori sfiduciati. Dopo la sua risurrezione, opera così la “risurrezione dei discepoli”. Ed essi, risollevati da Gesù, cambiano vita. Prima, tante parole e tanti esempi del Signore non erano riusciti a trasformarli. Ora, a Pasqua, succede qualcosa di nuovo. […] Gesù li rialza con la misericordia […] e loro, misericordiati, diventano misericordiosi. È molto difficile essere misericordioso se uno non si accorge di essere misericordiato.»

Nell’introduzione all’omelia per la messa della seconda domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, Papa Francesco mette al centro il neologismo più volte usato “misericordiato”, condizione che si ottiene attraverso i tre doni che Gesù offre ai discepoli: la pace, lo Spirito Santo e le piaghe. Il primo ha permesso loro di superare la paura di essere arrestati e i rimorsi per aver abbandonato e rinnegato il Maestro, che invece arriva e dice: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). Cristo crede in loro più di quanto essi credano in sé stessi e li manda in missione: non dà loro tranquillità, ma li fa uscire da sé e li libera dalle chiusure che paralizzano il cuore.

Poi, dona loro lo Spirito per la remissione dei peccati, perché da soli non possiamo cancellare le nostre colpe. Ma per lasciarci perdonare dobbiamo aprire il cuore e capire che al centro della Confessione non ci siamo noi con i nostri peccati, ma Dio con la sua misericordia. Questo è il sacramento che ci rimette in piedi e ci fa andare avanti. Chi riceve le confessioni della gente deve far sentire la dolcezza della misericordia del Signore che perdona tutto. Infine, c’è il dono delle piaghe di Gesù, nelle quali, come Tommaso, tocchiamo con mano che Dio ha fatto sue le nostre ferite e ci ama fino in fondo. Non possiamo più dubitare della sua misericordia, che squarcia il buio che noi ci portiamo dentro. Da qui comincia il cammino cristiano.

«Così hanno fatto i discepoli: misericordiati, sono diventati misericordiosi. […] Gli Atti degli Apostoli raccontano che “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune” (4,32). Non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro. Ed è tanto più sorprendente se pensiamo che quegli stessi discepoli poco prima avevano litigato su premi e onori […]. Come hanno fatto a cambiare così? Hanno visto nell’altro la stessa misericordia che ha trasformato la loro vita. Hanno scoperto di avere in comune la missione, di avere in comune il perdono e il Corpo di Gesù: condividere i beni terreni è sembrato conseguenza naturale. Il testo dice poi che “nessuno tra loro era bisognoso” (v. 34). I loro timori si erano dissolti toccando le piaghe del Signore, adesso non hanno paura di curare le piaghe dei bisognosi. Perché lì vedono Gesù. […] Sorella, fratello, vuoi una prova che Dio ha toccato la tua vita? Verifica se ti chini sulle piaghe degli altri.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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