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Davanti alla mangiatoia capiamo che ad alimentare la vita sono l’amore, la carità, la fraternità

Nell’omelia della Notte di Natale e nel messaggio Urbi et orbi, Papa Francesco ci ha accompagnati a Betlemme e ha condiviso un augurio di fraternità.

Nell’omelia della Notte di Natale, Papa Francesco ci ha accompagnati a Betlemme, il cui nome significa casa del pane. Il Signore sa che per vivere abbiamo bisogno non solo di cibo, ma anche di nutrimento per il cuore. Quindi il solo avere, l’accumulare non dà senso alla vita, soprattutto quando, come ancora al giorno d’oggi, pochi hanno molto e troppi non hanno di che vivere.

“Betlemme è la svolta per cambiare il corso della storia. Lì Dio, nella casa del pane, nasce in una mangiatoia. Come a dirci: eccomi a voi, come vostro cibo. Non prende, offre da mangiare; non dà qualcosa, ma sé stesso. A Betlemme scopriamo che Dio non è qualcuno che prende la vita, ma Colui che dona la vita. […] Il corpicino del Bambino di Betlemme lancia un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare. Dio si fa piccolo per essere nostro cibo. Nutrendoci di Lui, Pane di vita, possiamo rinascere nell’amore e spezzare la spirale dell’avidità e dell’ingordigia. Dalla casa del pane, Gesù riporta l’uomo a casa, perché diventi familiare del suo Dio e fratello del suo prossimo. Davanti alla mangiatoia, capiamo che ad alimentare la vita non sono i beni, ma l’amore; non la voracità, ma la carità; non l’abbondanza da ostentare, ma la semplicità da custodire.”

Betlemme è anche la città di Davide, che da ragazzo faceva il pastore e come tale fu scelto da Dio per essere guida del suo popolo. Sono proprio dei pastori ad accogliere Gesù quando nasce. Gente semplice e umile, quindi, a significare che tutti, senza eccezioni, sono amati da Dio. I pastori insegnano anche che bisogna essere svegli per andare incontro al Signore.

“La nostra vita può essere un’attesa, che anche nelle notti dei problemi si affida al Signore e lo desidera; allora riceverà la sua luce. Oppure una pretesa, dove contano solo le proprie forze e i propri mezzi; ma in questo caso il cuore rimane chiuso alla luce di Dio. Il Signore ama essere atteso e non lo si può attendere sul divano, dormendo. Infatti i pastori si muovono: «andarono senza indugio», dice il testo. Non stanno fermi come chi si sente arrivato e non ha bisogno di nulla, ma vanno, lasciano il gregge incustodito, rischiano per Dio. E dopo aver visto Gesù, pur non essendo esperti nel parlare, vanno ad annunciarlo, tanto che «tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori».”

Leggi qui il testo completo dell’omelia

Il giorno di Natale, nel messaggio Urbi et orbi Papa Francesco continua la sua riflessione dallo stupore dei pastori che per primi giunsero alla grotta e si inginocchiarono davanti a Gesù. La verità che ricevono in dono è che «Dio è Padre buono e noi siamo tutti fratelli». Per questo, l’augurio del Papa è un augurio di fraternità:

“Fraternità tra persone di ogni nazione e cultura. Fraternità tra persone di idee diverse, ma capaci di rispettarsi e di ascoltare l’altro. Fraternità tra persone di diverse religioni. Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio a tutti coloro che lo cercano. E il volto di Dio si è manifestato in un volto umano concreto. Non è apparso in un angelo, ma in un uomo, nato in un tempo e in un luogo. E così, con la sua incarnazione, il Figlio di Dio ci indica che la salvezza passa attraverso l’amore, l’accoglienza, il rispetto per questa nostra povera umanità che tutti condividiamo in una grande varietà di etnie, di lingue, di culture, ma tutti fratelli in umanità!”

Le differenze sono una ricchezza, non un pericolo: per fare un mosaico è meglio avere tessere di molti colori piuttosto che pochi. Ecco che il Papa ricorda che la fraternità è oggi particolarmente necessaria tra israeliani e palestinesi, in Siria e nello Yemen martoriati dalla guerra, tra i milioni di rifugiati africani, nella Penisola coreana, in Venezuela, Nicaragua e Ucraina, paesi senza concordia.

“Un pensiero particolare va ai nostri fratelli e sorelle che festeggiano la Natività del Signore in contesti difficili, per non dire ostili, specialmente là dove la comunità cristiana è una minoranza, talvolta vulnerabile o non considerata. Il Signore doni a loro e a tutte le minoranze di vivere in pace e di veder riconosciuti i propri diritti, soprattutto la libertà religiosa. Il Bambino piccolo e infreddolito che contempliamo oggi nella mangiatoia protegga tutti i bambini della terra ed ogni persona fragile, indifesa e scartata. Che tutti possiamo ricevere pace e conforto dalla nascita del Salvatore e, sentendoci amati dall’unico Padre celeste, ritrovarci e vivere come fratelli!”

Leggi qui il testo completo del messaggio

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