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Dio è venuto al mondo come un bimbo perché noi possiamo accogliere le nostre fragilità

L’omelia e il messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco nella solennità del Natale del Signore.

«Si sente spesso dire che la gioia più grande della vita è la nascita di un bambino. È qualcosa di straordinario, che cambia tutto, mette in moto energie impensate e fa superare fatiche, disagi e veglie insonni, perché porta una grande felicità, di fronte alla quale niente sembra che pesi. Così è il Natale: la nascita di Gesù è la novità che ci permette ogni anno di rinascere dentro, di trovare in Lui la forza per affrontare ogni prova. Sì, perché la sua nascita è per noi: per me, per te, per tutti noi, per ciascuno.»

Papa Francesco inizia così l’omelia per la messa nella notte di Natale del Signore, commentando la profezia di Isaia «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Is 9,5). Con questa nascita, Dio viene al mondo come figlio per renderci tutti figli di Dio. Se ci capita di sentirci sbagliati o inadeguati, di avere la sensazione di non farcela, dobbiamo ricordare che noi siamo Suoi figli amati in modo gratuito e che questa consapevolezza è il punto di partenza di qualsiasi rinascita.

«Il Padre non ci ha dato qualcosa, ma il suo stesso Figlio unigenito, che è tutta la sua gioia. Eppure, se guardiamo all’ingratitudine dell’uomo verso Dio e all’ingiustizia verso tanti nostri fratelli, viene un dubbio: il Signore ha fatto bene a donarci così tanto, fa bene a nutrire ancora fiducia in noi? Non ci sopravvaluta? Sì, ci sopravvaluta, e lo fa perché ci ama da morire. […] Sorge un’altra domanda: perché è venuto alla luce nella notte, senza un alloggio degno, nella povertà e nel rifiuto? […] Per farci capire fino a dove ama la nostra condizione umana: fino a toccare con il suo amore concreto la nostra peggiore miseria. […] Ha messo tutta la nostra salvezza nella mangiatoia di una stalla e non teme le nostre povertà: lasciamo che la sua misericordia trasformi le nostre miserie!»

Il Papa continua dicendo che il Bambino nella mangiatoia è il segno per orientarci nella vita. Povero di tutto e ricco di amore, ci insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare dal Signore e amare gli altri. Dio è nato bambino proprio per spingerci ad avere cura degli altri. Il suo amore disarmato e disarmante ci ricorda che il tempo in cui ci piangiamo addosso è più utile se usato per consolare le lacrime di chi soffre, perché Gesù ci ama come siamo, non come ci sogniamo di essere.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

È ancora con le parole del profeta Isaia che Papa Francesco ha aperto il messaggio Urbi et Orbi nella solennità del Natale del Signore. La nascita è sempre fonte di speranza e quella di Gesù ha portato all’intera famiglia umana il figlio di Dio per rivelarsi il Suo volto. Grazie a questo Bambino, tutti possiamo rivolgerci al Signore chiamandolo padre ed essere realmente fratelli. In questo momento storico, segnato dalla crisi ecologica, da squilibri economici e sociali e dalla pandemia da coronavirus, abbiamo più che mai bisogno di una fraternità basata sull’amore reale verso l’altro.

«Nel Natale celebriamo la luce del Cristo che viene al mondo e lui viene per tutti: non soltanto per alcuni. […] Il Bambino di Betlemme ci aiuti allora ad essere disponibili, generosi e solidali, specialmente verso le persone più fragili, i malati e quanti in questo tempo si sono trovati senza lavoro o sono in gravi difficoltà per le conseguenze economiche della pandemia, come pure le donne che in questi mesi di confinamento hanno subito violenze domestiche. […] Ogni persona è mio fratello. In ciascuno vedo riflesso il volto di Dio e in quanti soffrono scorgo il Signore che chiede il mio aiuto. Lo vedo nel malato, nel povero, nel disoccupato, nell’emarginato, nel migrante e nel rifugiato: tutti fratelli e sorelle!»

Il Papa, dopo aver esortato i governi, le imprese e gli organismi internazionali a cooperare per trovare vaccini per tutti, ha ricordato le tante, troppe, situazioni di crisi sociali e ambientali nel mondo: Siria, Iraq, Yemen, Libia, Israele e Palestina, il Nagorno-Karabakh, le regioni orientali dell’Ucraina, Burkina Faso, Mali, Niger, Etiopia, Mozambico, Sud Sudan, Nigeria, Camerun, Cile, Venezuela, Filippine, Vietnam, il popolo Rohingya. In conclusione, ha chiesto che il Natale sia per noi l’occasione di riscoprire la famiglia come culla di vita e di fede, luogo di amore accogliente, di solidarietà fraterna e di gioia condivisa, sorgente di pace per tutta l’umanità.

Leggi qui il testo completo del messaggio

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