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Incontrate gli altri con leggerezza spirituale, non come fosse uno sforzo gravoso

Preghiera e omelia di Papa Francesco per la festa della Dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano.

Sabato, alla festa della Dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, Papa Francesco ha recitato la preghiera dei fedeli davanti alla lapide dedicata ai poveri e collocata all’esterno della chiesa. Eccola:

Per i milioni di bambini piegati dai morsi della fame che hanno perso il sorriso ma vogliono ancora amare.
Per i milioni di giovani che, senza un motivo per credere o esistere, cercano invano un avvenire in questo mondo insensato.
Noi ti preghiamo, Padre, manda operai per la Tua messe.

Per i milioni di uomini, di donne, di bambini, con cuori che battono ancora forte forte per lottare, il cui spirito si rivolta contro la sorte ingiusta loro imposta, il cui coraggio esige il diritto all’inestimabile dignità.
Noi ti preghiamo, Padre, manda operai per la Tua messe.

Per i milioni di bambini, di donne, di uomini che non vogliono maledire, ma amare e pregare, lavorare ed unirsi, perché nasca una terra solidale. Una terra, la nostra terra, dove ogni uomo dia il meglio di sé stesso prima di morire.
Noi ti preghiamo, padre, manda operai per la Tua messe.

Perché tutti quelli che pregano trovino ascolto presso Dio e ricevano da Lui la forza di eliminare la miseria da un’umanità fatta a Sua immagine.
Noi ti preghiamo, Padre, manda operai per la Tua messe.

Nell’omelia della messa celebrata nella basilica, il Papa ha voluto prendere dalla Parola di Dio tre versetti, commentandoli per farli diventare oggetto di meditazione e preghiera.

«”Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio” [salmo responsoriale 46,5]. […] La città non può che rallegrarsi quando vede i cristiani diventare annunciatori gioiosi, determinati a condividere con gli altri i tesori della Parola di Dio e a darsi da fare per il bene comune. […] Incontrare gli altri, entrare in dialogo con loro, ascoltarli con umiltà, gratuità e povertà di cuore… Vi invito a vivere tutto questo non come uno sforzo gravoso, ma con una leggerezza spirituale.»

«”Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” [Prima Lettera ai Corinzi 3,11]. [Presbiteri,] questo è il vostro compito, il cuore del vostro ministero: aiutare la comunità a stare sempre ai piedi del Signore per ascoltarne la Parola; tenerla lontana da ogni mondanità, dai cattivi compromessi; custodire il fondamento e la radice santa dell’edificio spirituale; difenderla dai lupi rapaci, da chi vorrebbe farla deviare dalla via del Vangelo.»

«”Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” [Gv 2,19]. [Équipe pastorali,] vi è affidato il compito di aiutare le vostre comunità e gli operatori pastorali a raggiungere tutti gli abitanti della città, individuando vie nuove per incontrare chi è lontano dalla fede e dalla Chiesa. Ma, nel fare questo servizio, portate dentro questa consapevolezza, questa fiducia: non c’è cuore umano in cui il Cristo non voglia e non possa rinascere. Nelle nostre esistenze di peccatori spesso ci capita di allontanarci dal Signore e di spegnere lo Spirito. Distruggiamo il tempio di Dio che è ciascuno di noi. Eppure questa non è mai una situazione definitiva: al Signore bastano tre giorni per ricostruire il suo tempio dentro di noi!»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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