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Dobbiamo riconoscere il valore della grazia concessa ad altre comunità cristiane

L’omelia di Papa Francesco ai Vespri per l’inizio della LII Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Ieri è iniziata la LII Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e Papa Francesco si è riunito, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, assieme ai rappresentanti delle altre Chiese presenti a Roma. Nell’omelia per i Vespri, il Papa inizia dalle indicazioni su come celebrare le tre feste principali dell’anno indicate nel libro del Deuteronomio: Pesach (Pasqua), Shavuot (Pentecoste) e Sukkot (Tabernacoli). Tutte richiedono la partecipazione di ognuno, nessuno escluso, per rendere grazia dei beni ricevuti da Dio: «Gioirai davanti al Signore, tuo Dio, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava, il levita che abiterà le tue città, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te» (Dt 16,11).

“Non deve sorprenderci il fatto che il testo biblico passi dalla celebrazione delle tre feste principali alla nomina dei giudici. Le feste stesse esortano il popolo alla giustizia, ricordando l’uguaglianza fondamentale tra tutti i membri, tutti ugualmente dipendenti dalla misericordia divina, e invitando ciascuno a condividere con gli altri i beni ricevuti. Rendere onore e gloria al Signore nelle feste dell’anno va di pari passo con il rendere onore e giustizia al proprio vicino, soprattutto se debole e bisognoso.”

Le parole del Deuteronomio «La giustizia e solo la giustizia seguirai» (16,20) ricordano che, oggi, il mondo lascia molti nella povertà, concedendo solo a pochi di arricchirsi grandemente. In una società che non ha come fondamento il principio della solidarietà e del bene comune, le diverse etnie, lingue e religioni non potranno convivere in armonia, perché, come ricorda la saggezza della legge mosaica, se la ricchezza non è condivisa, la società si divide. Anche san Paolo, scrivendo ai Romani, applica la stessa logica alla comunità cristiana, che ha come fine quello di entrare nel Regno che il Signore ha promesso: coloro che sono forti devono occuparsi dei deboli.

“Il culto che si addice a quel Regno, il culto che la giustizia richiede, è una festa che comprende tutti, una festa in cui i doni ricevuti sono resi accessibili e condivisi. Per compiere i primi passi verso quella terra promessa che è la nostra unità, dobbiamo anzitutto riconoscere con umiltà che le benedizioni ricevute non sono nostre di diritto ma sono nostre per dono, e che ci sono state date perché le condividiamo con gli altri. In secondo luogo, dobbiamo riconoscere il valore della grazia concessa ad altre comunità cristiane. Di conseguenza, sarà nostro desiderio partecipare ai doni altrui. Un popolo cristiano rinnovato e arricchito da questo scambio di doni sarà un popolo capace di camminare con passo saldo e fiducioso sulla via che conduce all’unità.”

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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