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A Natale scopriamo con stupore che il Signore è tutta la gratuità possibile

Omelia nella notte di Natale del Signore e messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco.

«Stanotte ci rendiamo conto che, mentre non eravamo all’altezza, Egli si è fatto per noi piccolezza; mentre andavamo per i fatti nostri, Egli è venuto tra noi. Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore. […] Dio non ti ama perché pensi giusto e ti comporti bene; ti ama e basta. Il suo amore è incondizionato, non dipende da te. […] Quante volte pensiamo che Dio è buono se noi siamo buoni e che ci castiga se siamo cattivi. Non è così. Nei nostri peccati continua ad amarci. […] Ecco il dono che troviamo a Natale: scopriamo con stupore che il Signore è tutta la gratuità possibile, tutta la tenerezza possibile. La sua gloria non ci abbaglia, la sua presenza non ci spaventa. Nasce povero di tutto, per conquistarci con la ricchezza del suo amore.»

Nell’omelia della messa nella notte di Natale, Papa Francesco spiega, riprendendo le parole di san Paolo, che la grazia del Signore che è apparsa sulla Terra con la venuta del Figlio è l’amore che trasforma la vita, rinnova la storia, libera dal male, infonde pace e gioia. Perché “grazia”? Perché è completamente gratuita. In un mondo in cui tutto sembra rispondere alla logica del dare per avere, Dio arriva gratis e con un amore non negoziabile.

«Stanotte, nella bellezza dell’amore di Dio, riscopriamo pure la nostra bellezza, perché siamo gli amati di Dio. Nel bene e nel male, nella salute e nella malattia, felici o tristi, ai suoi occhi appariamo belli: non per quel che facciamo, ma per quello che siamo. C’è in noi una bellezza indelebile, intangibile, una bellezza insopprimibile che è il nucleo del nostro essere. Oggi Dio ce lo ricorda, prendendo con amore la nostra umanità e facendola sua, sposandola per sempre.»

Per il Papa, di fronte al dono di questa grazia non si può far altro che accoglierla, facendosi cercare da Lui. Non dobbiamo andare in cerca di Dio, ma lasciarci avvolgere dalla Sua tenerezza. La questione a Natale è: mi lascio amare da Dio? Mi abbandono al suo amore che viene a salvarmi?

«Un dono così grande merita tanta gratitudine. Accogliere la grazia è saper ringraziare. Ma le nostre vite trascorrono spesso lontane dalla gratitudine. Oggi è il giorno giusto per avvicinarci al tabernacolo, al presepe, alla mangiatoia, per dire grazie. Accogliamo il dono che è Gesù, per poi diventare dono come Gesù. Diventare dono è dare senso alla vita. Ed è il modo migliore per cambiare il mondo: noi cambiamo, la Chiesa cambia, la storia cambia quando cominciamo non a voler cambiare gli altri, ma noi stessi, facendo della nostra vita un dono. Gesù ce lo mostra stanotte: non ha cambiato la storia forzando qualcuno o a forza di parole, ma col dono della sua vita. Non ha aspettato che diventassimo buoni per amarci, ma si è donato gratuitamente a noi.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

Nel messaggio Urbi et Orbi di Natale, Papa Francesco ha detto che le tenebre presenti nei cuori dell’uomo non saranno mai grandi quanto la luce di Cristo. La nascita di Gesù è come l’accensione, nel buio della notte, di una piccola fiammella che diventa immensa misericordia. Il pontefice ha poi ricordato i conflitti e i drammi in Medio Oriente (Siria, Libano, Terra Santa, Iraq, Yemen), nel continente americano, in Ucraina, in Africa (Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria) e pregato per la loro risoluzione.

«Il Figlio di Dio, disceso dal Cielo sulla terra, sia difesa e sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l’ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza. L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore.»

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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