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Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza

Le parole di Papa Francesco nei primi giorni della guerra in Ucraina, in vista della giornata di preghiera e digiuno del 2 marzo.

Al termine dell’angelus di ieri, Papa Francesco si è soffermato a riflettere sull’assurda guerra che sta sconvolgendo l’Ucraina e il mondo, dicendo: «Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra». Con il cuore straziato, ha chiesto: «tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza».

Già all’udienza generale di mercoledì scorso, il Papa aveva fatto un appello sul peggioramento della situazione in Ucraina, dove «Ancora una volta la pace di tutti è minacciata da interessi di parte», e contro la follia della guerra. Si era rivolto a quanti hanno responsabilità politiche, ricordando loro di fare un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è Dio della pace e non della guerra ed è Padre di tutti noi che siamo fratelli e non nemici. Inoltre, ha chiesto a credenti e non credenti di impegnarsi in una giornata di preghiera e digiuno per la pace questo 2 marzo, mercoledì delle Ceneri, perché queste sono le armi del Signore che Gesù ci ha insegnato per rispondere all’insensatezza della violenza.

Venerdì, poi, il pontefice ha effettuato una visita, fuori protocollo e senza precedenti, all’ambasciata russa presso la Santa Sede, dove in poco più di mezz’ora ha incontrato l’ambasciatore Aleksandr Avdeev e probabilmente manifestato le sue preoccupazioni per la guerra e la popolazione Ucraina. Come rileva ACI Stampa, questa iniziativa è stata un fatto unico, in quanto di solito sono gli ambasciatori a essere convocati in Vaticano, ed è sembrata dimostrare la volontà di un impegno in prima persona mentre i soldati russi erano alle porte di Kiev.

Nello stesso giorno, Papa Francesco ha telefonato all’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, dicendogli «Farò tutto quello che posso». Nel comunicato relativo alla chiamata, su cui ha scritto ACI Stampa, si legge che egli ha lodato la scelta della Chiesa locale di «rimanere tra la gente e a servizio dei più bisognosi, mettendo anche a disposizione i sotterranei della cattedrale greco-cattolica della Resurrezione di Kiev per dare rifugio alle persone». Vatican News riporta che sabato, mentre si susseguivano le drammatiche notizie del conflitto bellico, è stata la volta di un colloquio telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyi, che ha ringraziato il Papa in un messaggio su Twitter, dove ha scritto che «Il popolo ucraino sente il sostegno spirituale di Sua Santità». Proprio su questo social network, il pontefice ha utilizzando per alcuni post la lingua ucraina e russa per dire il suo no alla guerra.

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