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Globalizzare la cura per dare la possibilità a tutti di accedere a farmaci e vaccini

Le parole di Papa Francesco sulla malattia e sulle ingiustizie legate all’accesso ai farmaci.

In questi giorni Papa Francesco è intervenuto più volte sul tema della salute e proprio oggi è uscito il libro che raccoglie il lavoro del tavolo degli hospice cattolici e di ispirazione cristiana attivo presso l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, intitolato Una presenza per una speranza affidabile. L’identità dell’Hospice cattolico e di ispirazione cristiana. Il testo intende offrire una prospettiva per il futuro rileggendo e ripensando l’identità e il ruolo delle strutture sanitarie cattoliche in dialogo aperto con la cultura e la società contemporanee. Giovedì scorso il pontefice, rivolgendo un messaggio ai partecipanti alla VI Giornata dei sacerdoti anziani e malati della Lombardia, ha ricordato che per seguire questa strada è fondamentale l’importanza della relazione:

«Negli ultimi mesi, tutti abbiamo sperimentato delle restrizioni. Le giornate, trascorse in uno spazio limitato, sembravano interminabili e sempre uguali. Abbiamo sentito la mancanza degli affetti più cari e degli amici; la paura del contagio ci ha ricordato la nostra precarietà. In fondo, abbiamo conosciuto quello che alcuni di voi, come anche molti altri anziani, vivete quotidianamente. Spero tanto che questo periodo ci aiuti a capire che, molto più dell’occupare spazi, è necessario non sciupare il tempo che ci viene donato; che ci aiuti a gustare la bellezza dell’incontro con l’altro, a guarire dal virus dell’autosufficienza. Non dimentichiamo questa lezione!»

Sabato, nell’incontro con i membri della fondazione Banco Farmaceutico, Papa Francesco si è invece soffermato sull’ingiustizia che colpisce chi non ha accesso a certi farmaci a causa della povertà e dell’impossibilità di accedervi. La stessa malattia può quindi essere più o meno grave a seconda dello stato in cui si abita. Per superare questo divario, occorre che la ricerca scientifica, le aziende farmaceutiche, i farmacisti e i governanti collaborino assieme. In relazione all’attuale pandemia, per il Papa sarebbe triste se nel fornire il vaccino si desse la priorità ai più ricchi, o se questo vaccino diventasse proprietà di una certa nazione e non fosse più per tutti. Per questo ha affermato:

«Sul piano etico, se c’è la possibilità di curare una malattia con un farmaco, questo dovrebbe essere disponibile per tutti, altrimenti si crea un’ingiustizia. Troppe persone, troppi bambini muoiono ancora nel mondo perché non possono avere quel farmaco che in altre regioni è disponibile, o quel vaccino. Conosciamo il pericolo della globalizzazione dell’indifferenza. Vi propongo invece di globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni. E per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti.»

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