Papa Francesco risponde alle critiche dei cardinali Brandmüller e Burke

La sinodalità della Chiesa, la benedizione delle unioni omosessuali, il sacerdozio femminile: tanti i temi toccati.

Sono state pubblicate dal Dicastero per la Dottrina della Fede le risposte di Papa Francesco ai dubia sollevati dai cardinali tradizionalisti Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke, con l’appoggio di Juan Sandoval Íñiguez, Robert Sarah e Joseph Zen Ze-kiun (la loro traduzione dallo spagnolo è stata curata da Vatican news). Il pontefice specifica che, nonostante non gli sembri prudente rispondere alle domande dirette, in questo caso ha ritenuto opportuno farlo data l’imminente apertura dell’assemblea sinodale. Il primo dubium si riferisce all’obbligo di «reinterpretare la Divina Rivelazione in base ai cambiamenti culturali e antropologici in voga» e il Papa ha detto che se la parola “reinterpretare” «è intesa come “interpretare meglio”, l’espressione è valida. […] Pertanto, se è vero che la divina Rivelazione è immutabile e sempre vincolante, la Chiesa deve essere umile e riconoscere di non esaurire mai la sua insondabile ricchezza e di avere bisogno di crescere nella sua comprensione».

Il secondo quesito riguarda l’affermazione che «la pratica della benedizione delle unioni con persone dello stesso sesso concorderebbe con la Rivelazione e il Magistero». Francesco scrive che, fermo restando che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, «non si deve perdere la carità pastorale […]. Perché quando si chiede una benedizione, si sta esprimendo una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio». Alla domanda se la sinodalità sia una dimensione costitutiva della Chiesa, visto che il sinodo dei vescovi non rappresenta il collegio episcopale ma è un organo consultivo del Papa, segue una risposta netta: «Sebbene riconosciate che l’autorità suprema e piena della Chiesa sia esercitata sia dal Papa a motivo del suo ufficio, sia dal collegio dei vescovi insieme al loro Capo […], con queste domande stesse manifestate il vostro bisogno di partecipare, di esprimere liberamente il vostro parere e di collaborare, chiedendo così una forma di “sinodalità” nell’esercizio del mio ministero».

Il quarto dubium pone la questione, rifacendosi alla Lumen gentium, delle differenze essenziali e di grado tra il sacerdozio comune dei fedeli e quello ministeriale e, riprendendo san Giovanni Paolo II, dell’impossibilità dell’ordinazione sacerdotale femminile. Il pontefice afferma che «Non è opportuno sostenere una differenza di grado che implichi considerare il sacerdozio comune dei fedeli come qualcosa di “seconda categoria” […]. Entrambe le forme di sacerdozio si illuminano e si sostengono reciprocamente» e che, «anche che se la funzione sacerdotale è “gerarchica”, non deve essere intesa come una forma di dominio». Infine, l’ultimo dubbio si riferisce a «l’insistere del Santo Padre sul dovere di assolvere tutti e sempre, per cui il pentimento non sarebbe condizione necessaria per l’assoluzione sacramentale». La risposta dice che «Il pentimento è necessario per la validità dell’assoluzione sacramentale e implica l’intenzione di non peccare. Ma qui non c’è matematica e devo ricordare ancora una volta che il confessionale non è una dogana. Non siamo padroni, ma umili amministratori dei Sacramenti che nutrono i fedeli».

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