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I figli sono la speranza che fa rinascere un popolo

Discorso di Papa Francesco in occasione dell’apertura degli Stati generali della natalità.

«L’Italia si trova da anni con il numero più basso di nascite in Europa […]. Questo nostro Paese, dove ogni anno è come se scomparisse una città di oltre duecentomila abitanti, nel 2020 ha toccato il numero più basso di nascite dall’unità nazionale: non solo per il Covid, ma per una continua, progressiva tendenza al ribasso, un inverno sempre più rigido. Eppure tutto ciò non sembra aver ancora attirato l’attenzione generale, focalizzata sul presente e sull’immediato. […] Perché il futuro sia buono, occorre dunque prendersi cura delle famiglie, in particolare di quelle giovani, assalite da preoccupazioni che rischiano di paralizzarne i progetti di vita. […] Se le famiglie non sono al centro del presente, non ci sarà futuro; ma se le famiglie ripartono, tutto riparte.»

Con queste parole Papa Francesco ha introdotto il suo discorso per l’apertura degli Stati generali della natalità promossi dal Forum delle associazioni familiari, che sono iniziati ieri a Roma. Il pontefice ha voluto offrire tre pensieri necessari per la ripartenza, legati alle parole dono, sostenibilità e solidarietà. La prima riguarda il fatto che ognuno di noi riceve in dono la vita ed è chiamato a tramandarlo, perché un figlio è il dono più grande per tutti e viene prima di tutto. Nelle società più agiate e consumiste si è dimenticato che il primato del dono è il codice sorgente del vivere comune, ma occorre aiutarsi per ritrovare il coraggio di scegliere la vita.

Poi c’è da pensare alla sostenibilità: non c’è solo quella economica o ambientale, ma anche quella generazionale. La storia ci insegna che dopo una crisi non c’è stata ripartenza senza un’esplosione di nascite, senza la capacità di infondere speranza alle giovani generazioni. Oggi, in una fase in cui è necessario ricostruire, occorre mettere da parte modelli miopi di crescita ed essere responsabili nei confronti della famiglia e di ciò che ad essa è connesso, come la scuola e l’educazione. Troppo spesso passa il messaggio che realizzarsi significhi fare soldi e successo, mentre i figli sembrano quasi un diversivo che non deve ostacolare le proprie aspirazioni personali. Ma questa mentalità è una cancrena per la società e rende insostenibile il futuro.

Infine, ha continuato il Papa, occorre tenere conto della solidarietà, che deve essere strutturale, non solo spontanea. Non si può restare sempre nell’ambito dell’emergenza e del provvisorio, è necessario dare stabilità ai sostegni alle famiglie e agli aiuti alle nascite, sia da un punto di vista economico che culturale. Occorrono politiche familiari non basate sulla ricerca del consenso immediato, ma lungimiranti. Serve un’informazione non urlata per attrarre audience, ma dove si parli degli altri con rispetto e delicatezza come se fossero propri parenti.

«Come sarebbe bello veder crescere il numero di imprenditori e aziende che, oltre a produrre utili, promuovano vite, che siano attenti a non sfruttare mai le persone con condizioni e orari insostenibili, che giungano a distribuire parte dei ricavi ai lavoratori, nell’ottica di contribuire a uno sviluppo impagabile, quello delle famiglie! [..] La cultura del futuro non può basarsi sull’individuo e sul mero soddisfacimento dei suoi diritti e bisogni. Urge una cultura che coltivi la chimica dell’insieme, la bellezza del dono, il valore del sacrificio.»

Leggi qui il testo completo del discorso

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