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La vita della Chiesa non è solo una storia da ricordare ma un futuro da costruire

Le parole di Papa Francesco nel primo giorno del viaggio apostolico a Malta.

Sabato e domenica Papa Francesco è stato impegnato con il viaggio apostolico a Malta, dove poco dopo l’arrivo ha incontrato a La Valletta prima il presidente della Repubblica e il primo ministro, poi le autorità, rappresentanti della società civile e il corpo diplomatico. A questi ultimi ha subito ricordato che i loro antenati hanno dato ospitalità all’apostolo naufrago Paolo mentre era diretto a Roma, su un’isola nel cuore del Mediterraneo. In passato, sulle mappe cartografiche a fianco di Malta era spesso collocata la rosa dei venti e il pontefice ha ripreso questa immagine per delineare i quattro influssi essenziali per la vita sociale e politica di questo Paese.

Il nord richiama l’Europa, in particolare la casa dell’Unione Europea, edificata perché vi abiti una grande famiglia unita nel custodire la pace e garantire una buona convivenza sociale, che deve poggiare sul diritto e sulla legalità. Con l’ovest questa nazione, in particolare nella sua gioventù, condivide gli stili di vita e di pensiero occidentali, da cui derivano i valori della libertà e della democrazia ma sui quali occorre sempre vigilare perché la brama del progresso non calpesti la persona umana. Da sud giungono tanti fratelli e sorelle in cerca di speranza, che vanno accolti con umanità nonostante i timori e chiedendo ai Paesi civili risposte ampie e condivise. Infine, da est oggi giungono le tenebre della guerra, che porta morte e odio invece di compassione e cura, necessari per un futuro di pace.

Leggi qui il testo completo del discorso

Nel pomeriggio del primo giorno il Papa si è spostato sulla vicina isola di Gozo, dove ha condotto un incontro di preghiera presso il santuario nazionale di Ta’ Pinu. La sua omelia è iniziata con la constatazione che la morte in croce di Gesù non rappresenta la conclusione della storia, ma segna l’origine di una vita nuova. Quell’ora della salvezza ci dice che, per rinnovare la nostra fede e la missione della comunità, siamo chiamati a ritornare a quell’inizio della Chiesa nascente, assieme a Maria e Giovanni presso la croce. Per farlo occorre innanzitutto riscoprire l’essenziale della fede.

Ciò non significa guardare all’indietro per copiare il modello ecclesiale della prima comunità cristiana, saltando la storia dove ha operato il Signore, e replicare pratiche del passato, ma recuperare il suo spirito basato sulla relazione con Gesù e sull’annuncio del Vangelo per costruire un futuro rinnovato nella fede. In secondo luogo, continua Papa Francesco, bisogna guardare all’affidamento alle cure dell’altro da parte di Maria e Giovanni, esortati da Gesù crocifisso perché il culto a Dio passasse per la vicinanza al fratello. Questo vuol dire imparare a sviluppare l’arte dell’accoglienza e l’amore tra i fratelli, priorità per la comunità cristiana di ogni tempo.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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