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Dio guarisce le nostre memorie ferite ungendole di speranza

Papa Francesco si è recato in visita alle zone terremotate della diocesi di Camerino – Sanseverino Marche.

Domenica, Papa Francesco si è recato in visita alle zone terremotate della diocesi di Camerino – Sanseverino Marche. Dopo aver essersi fermato con alcuni abitanti delle casette prefabbricate in località Cortine e aver espresso la vicinanza a ognuno di loro, ha celebrato la messa a Camerino in Piazza Cavour.

“«Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?», abbiamo pregato nel Salmo (8,5). Mi sono venute in mente queste parole pensando a voi. Di fronte a quello che avete visto e sofferto, di fronte a case crollate e a edifici ridotti in macerie, viene questa domanda: che cosa è mai l’uomo? Che cos’è, se quello che innalza può crollare in un attimo? Che cos’è, se la sua speranza può finire in polvere? Che cosa è mai l’uomo? La risposta sembra arrivare dal prosieguo della frase: che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi? Di noi, così come siamo, con le nostre fragilità, Dio si ricorda. Nell’incertezza che avvertiamo fuori e dentro, il Signore ci dà una certezza: Egli si ricorda di noi. Si ri-corda, cioè ritorna col cuore a noi, perché Gli stiamo a cuore. E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio.”

Per il Papa, dobbiamo sempre ricordare quanto valiamo di fronte alla tentazione di rattristarci e rivangare quel peggio che sembra non aver mai fine. Per liberare il cuore dal passato che ritorna, serve qualcuno che ci aiuti a portare i pesi che abbiamo dentro. Ecco che il Signore ci dà lo Spirito Santo, il Consolatore, Colui cioè che non ci lascia soli, Colui che trasforma le ferite del passato in ricordi di salvezza, il ricostruttore della speranza.

“Di quale speranza si tratta? Non è una speranza passeggera. Le speranze terrene sono fuggevoli, hanno sempre la data di scadenza: sono fatte di ingredienti terreni, che prima o poi vanno a male. Quella dello Spirito è una speranza a lunga conservazione. Non scade, perché si basa sulla fedeltà di Dio. La speranza dello Spirito non è nemmeno ottimismo. Nasce più in profondità, riaccende in fondo al cuore la certezza di essere preziosi perché amati. Infonde la fiducia di non essere soli. È una speranza che lascia dentro pace e gioia, indipendentemente da quello che capita fuori. È una speranza che ha radici forti, che nessuna tempesta della vita può sradicare.”

Oltre il ricordo e la speranza, serve la vicinanza. Celebrando la Santissima Trinità, capiamo che non abbiamo un Dio solitario lassù in cielo, distante e indifferente. No, Lui è Padre che ci ha dato il suo Figlio, fattosi uomo come noi, e che, per aiutarci a portare i pesi della vita, ci manda il suo stesso Spirito. Papa Francesco, infine, sottolinea il rischio del calo di attenzione dopo un evento drammatico come il terremoto e prega perché si riesca a ricominciare, riprovare, ricostruire.

“Sono venuto oggi semplicemente per starvi vicino; sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi, perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà. Prego il Dio della speranza, perché ciò che è instabile in terra non faccia vacillare la certezza che abbiamo dentro. Prego il Dio Vicino, perché susciti gesti concreti di prossimità.”

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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