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Il parcheggio da pagare con le preghiere

Ad Avezzano, in Abruzzo, c’è una chiesa dove il parchimetro non chiede soldi, ma Padre Nostro, Ave Maria e Gloria.

Una delle quotidiane fonti di stress nelle città di oggi è la ricerca del parcheggio. Il benessere ha portato alla circolazione di tante automobili che necessitano di aree per la sosta, da cercare con pazienza se non si vuole aggiungere tensione alle giornate già fin troppo frenetiche. Dopo aver trovato uno spazio delimitato dalle strisce blu, si spera di avere le monete per prendere il biglietto che certifica la regolarità del parcheggio, anche se in molti posti si può ormai pagare tramite app e carta di credito.

Ma ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, davanti alla chiesa della Madonna del Passo il parchimetro è differente. Qui, infatti, si paga in preghiere. Nel parcheggio riservato ai fedeli che partecipano a messe, catechesi e attività parrocchiali si richiede un Pater Ave Gloria per un quarto d’ora, dieci Ave Maria per ogni ora fino a un Santo Rosario per cinque ore. L’idea è del parroco don Vincenzo De Mario, statunitense nato a Chicago e trasferitosi in Italia nel 1960, che ad Avvenire spiega:

“È un’idea giocata sul filo della simpatia per facilitare e aumentare la presenza dei fedeli in parrocchia. Ho messo il cartello pochi giorni fa, quindi è difficile dire quale sarà la reazione della gente, ma dai messaggi che ricevo mi sembra che lo spirito sia stato capito. Diciamo che, sorridendo, mi accontenterei anche di una sola Ave Maria per ogni macchina.”

Don Vincenzo, che è anche vicario episcopale per le attività laicali e caritative, si rivolge a tutti: a chi già partecipa alle attività della chiesa, chiamato a pregare, e a chi non frequenta, invitato a riflettere. Come verificare che la tariffa venga effettivamente pagata? Beh, i controllori sono direttamente il Signore e la Madonna. A parte la provocazione creativa, l’iniziativa nasce da una preoccupazione urgente per la comunità.

“Il problema maggiore è la partecipazione, è la gente che non viene in chiesa. La comunità è grande, ma la presenza è bassa. I genitori non educano più i figli a venire; dopo la Cresima è difficile vedere dei ragazzi alle funzioni. Il secolarismo sta frenando tutti, soprattutto le nuove generazioni. Questi progetti sono un modo per aiutare le persone a cercare un senso per la loro vita. Il problema centrale è la ricerca della fede, di un qualcosa che ti motiva, ti cambia e ti sostanzia.”

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