Parole che salvano. Tempo ordinario

La Trinità, come accennavo, è anche il fine ultimo verso cui è orientato il nostro pellegrinaggio terreno. Il cammino della vita cristiana è infatti un cammino essenzialmente “trinitario”: lo Spirito Santo ci guida alla piena conoscenza degli insegnamenti di Cristo, e ci ricorda anche quello che Gesù ci ha insegnato; e Gesù, a sua volta, è venuto nel mondo per farci conoscere il Padre, per guidarci a Lui, per riconciliarci con Lui. Tutto, nella vita cristiana, ruota attorno al mistero trinitario e viene compiuto in ordine a questo infinito mistero. Cerchiamo, pertanto, di tenere sempre alto il “tono” della nostra vita, ricordandoci per quale fine, per quale gloria noi esistiamo, lavoriamo, lottiamo, soffriamo; e a quale immenso premio siamo chiamati. Questo mistero abbraccia tutta la nostra vita e tutto il nostre essere cristiano.
Papa Francesco, Angelus, Santissima Trinità, 31/05/2015

L’anticipazione del futuro è una delle dimensioni consolanti dell’Eucaristia. L’eucarestia tocca la vita dell’uomo in un oggi che attualizza un passato e prepara un domani di cui l’oggi diventa pegno e promessa. Il mistero eucaristico dunque non solo ci fortifica nel nostro pellegrinaggio terreno, non solo sarà il nostro conforto nell’ultimo passaggio, ma già ora ci permette di pregustare quella unione con Dio nella verità e nell’amore, alla quale siamo chiamati.
Cardinale Carlo Maria Martini, Omelia, Corpus Domini, 17/06/2001

Il Cuore di Cristo è il luogo dove questo amore del Padre per l’uomo pulsa e si rende manifesto. Il fianco è stato aperto: la porta è spalancata. Non restare fuori; entra nell’intelligenza dell’amore del Padre che in Cristo è venuto a cercarti.
Mons. Carlo Caffarra, Omelia, Sacro Cuore, 19/6/1998

Tutte le iniziative, tutte le strutture, tutte le tradizioni e abitudini delle comunità cristiane sono destinate a condividere la gioia che il Signore alimenta in noi. Un cristianesimo triste è una specie di contraddizione. Ma la gioia cristiana non dipende dai successi di cui possiamo vantarci, dall’approvazione e dagli applausi che riceviamo, dalle soddisfazioni che sperimentiamo. Dipende dalla comunione con il Signore risorto.
Mons. Mario Delpini, Omelia, 25/05/19

“E vide e credette” (20,8): credere è un modo di vedere in profondità, di riconoscere che l’assenza del corpo di Gesù non parla di un furto, ma di una vita nuova che è accaduta; Giovanni vede un vuoto, e crede che questo vuoto è in realtà una pienezza. Ed è ciò che, oggi, ciascuno di noi è chiamato a fare: entrare nei luoghi della morte, e stare lì, sul limite del sepolcro, per vedere e per credere che nonostante la morte continui a fare paura, in realtà non ha più potere.
Mons. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, Omelia, 4/04/2021

Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
Seconda lettera ai Corinzi (2Cor 12,10), per la solennità dei santi Pietro e Paolo