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A Pasqua il Risorto si fa principio di liberazione dal male e dalla morte

Due verbi greci utilizzati nel Nuovo Testamento per indicare la resurrezione delineano il significato dell’evento pasquale.

In un’alba primaverile, delle donne si recano a venerare il cadavere di un uomo chiamato Gesù. Ma, davanti al suo sepolcro vuoto, un’epifania angelica rivolge loro un messaggio: «È risorto, non è qui!» (Mc 16,6). Cristo non è dunque stato un eroe che muore, ma il Vivente per eccellenza, che con la morte è stato pienamente partecipe della nostra umanità rimanendo il Figlio del Dio vivo. La risurrezione lo attesta e il Vangelo lo racconta attraverso parole che provano a esprimere un avvenimento che è allo stesso tempo storico e trascendente, presenza e assenza, incontro e mistero. Su Famiglia Cristiana, mons. Gianfranco Ravasi individua i due verbi greci che nel Nuovo Testamento definiscono l’evento pasquale.

Il primo è eghéirô, presente ben centoquarantaquattro volte nel testo sacro. Esso significa letteralmente “risvegliare” dal sonno della morte a opera del Padre e rimanda alla simbologia comune di raffigurare la morte come un sonno, contrapposta alla vita intesa come uno stato di veglia (ad esempio, nella preghiera Requiem aeternam si implora un «eterno riposo» per i defunti). Il secondo verbo greco legato alla resurrezione è anístêmi, ricorrente per centosette volte nel Nuovo Testamento. Esso indica il “levarsi in piedi”, in connessione con l’innalzarsi dal sepolcro e dalla terra verso il cielo come segno della divinità gloriosa. Questi due termini permettono di individuare una duplice descrizione della Pasqua di Cristo, il mistero centrale nella fede cristiana che non è una semplice rinascita come era accaduto a Lazzaro o al figlio della vedova di Nain, i quali erano infatti destinati a morire di nuovo.

Da una parte, con il concetto di risurrezione/risveglio si vuole sottolineare che Gesù sconfigge la morte e ritorna a una vita che si fa presenza concreta ed efficace nella storia. Non per niente nelle sue apparizioni il Risorto si proporrà ai discepoli in modo che possano verificare la sua realtà, facendosi toccare, parlando, mangiando. Egli dice appunto: «Stupiti e spaventati, credevano di vedere un fantasma. […] Toccatemi e guardate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho» (Lc 24,37.39). Dall’altra parte, con l’idea di risurrezione/innalzamento si va a sottolineare che l’evento pasquale trascende il tempo e lo spazio. Il Risorto, che si fa principio di liberazione dal male e dalla morte, dimostra di essere Figlio di Dio verso il quale l’intera umanità deve convergere per trovare salvezza e vita eterna.

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