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La penitenza non ha lo scopo di pagare un debito, ma di crescere nell’amore

Il perdono è un atto assoluto e gratuito di Dio che precede qualsiasi nostra disposizione interiore.

“Ciò che […] smuove il peccatore dalla sua durezza e rende possibile il pentimento, non è tanto la percezione del male operato, ma, molto di più, è sentire che Dio continua ad amarlo. Non è l’angoscia dell’essere colpevoli, ma la bellezza di poter essere ancora amati, e perciò capaci di amore, nonostante il peccato. Non siamo totalmente perduti, perché Dio è ancora lì, che non vede l’ora di poterci riabbracciare. Non è l’uomo a tornare a girarsi, di suo, verso Dio, ma è Dio che continua a ripresentarsi davanti allo sguardo dell’uomo anche quando l’uomo non lo vorrebbe vedere. E in questo sguardo di amore, che Dio ci mostra, noi possiamo lasciarci guardare e ritrovare la pace del cuore. Il perdono in questo senso non è solo la riapertura di una relazione, ma è anche l’essere risanati nell’anima, liberati dalla tremenda sensazione di essere colpevoli e di non poter farci più nulla. È tornare a sentire che possiamo amare di nuovo, proprio perché siamo stati amati gratuitamente nel peccato.”

Qual è la dinamica che presiede il pentimento? Gilberto Borghi su Vino Nuovo sottolinea come esso non possa essere la conclusione di un processo interiore all’uomo che elabori unicamente il suo peccato e il male provocato. Non è nemmeno solo l’espiazione, che comporta la disposizione d’animo di ricevere il perdono e, successivamente, una penitenza che la renda materiale, al fine di ripristinare la relazione d’amore con Dio.

“Nella Bibbia il pentimento […] è sempre frutto dell’opera di Dio nella persona, dell’incontro con Cristo, che anticipa e rende possibile, poi, il rivolgimento interiore di riapertura del peccatore, non lo segue. (cfr. At 9,3-5) E la penitenza non ha lo scopo di pagare un debito, ma quello di crescere nell’amore: «Va, e non peccare più». (Gv 7,11). E il magistero: «La giustificazione fa seguito all’iniziativa della misericordia di Dio che offre il perdono. […] Sotto la mozione della grazia, l’uomo si volge verso Dio e si allontana dal peccato, accogliendo così il perdono e la giustizia dall’alto» (CCC 1989-1990) (Vedi anche 1432). E la penitenza serve a camminare verso «l’uomo nuovo», cioè a crescere spiritualmente, non a espiare una pena (vedi CCC 1473).”

Nella confessione, per mantenere il suo valore come atto sacramentale, il peccatore deve credere nel perdono come unica condizione per riceverlo. Solo così il Signore può toccargli il cuore e rendere possibile il processo che dal pentimento arriva fino alla penitenza sotto l’azione della grazia. Quindi, è Dio che perdona gratuitamente ben prima del pentimento, che, grazie alla Sua opera misericordiosa, diventa un modo per crescere nell’amore.

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