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Perché un’associazione sportiva dilettantistica dovrebbe diventare ente del terzo settore?

Acquisire la qualifica di associazione di promozione sociale non è un obbligo, ma può dare numerosi vantaggi in termini di attività, finanziamenti e fiscalità.

Un’associazione sportiva dilettantistica (Asd) può iscriversi in quanto tale al Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche del Coni e, allo stesso tempo, al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore in quanto associazione di promozione sociale (Aps). La possibilità di diventare un Ente del terzo settore (Ets) è data dal fatto che l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche rientrano nell’elenco delle attività di interesse generale.

Come si legge su Cantiere Terzo Settore, per un’Asd non c’è quindi l’obbligo di diventare un Ets e, comunque, potrebbero non esserci i requisiti per qualificarsi come tale. Chi invece sceglierà questa qualifica, deve sapere che perderà:
– il regime di decommercializzazione delle somme versate dai soci per partecipare alle attività inerenti ai fini istituzionali, in virtù del quale la quota di iscrizione versata dal socio per partecipare, ad esempio, a un corso non è soggetta a IVA e a imposte dirette (come Aps si applica un’agevolazione simile);
– il regime fiscale di forfetizzazione delle imposte (come Aps c’è un analogo regime fiscale agevolato nel caso in cui si presentino ricavi commerciali inferiori a 130.000 €).

Di conseguenza, un’Asd potrà decidere di non diventare un’Aps per non perdere le consuete agevolazioni. Ad esempio, se l’associazione presenta ricavi commerciali superiori a 130.000 €, ma inferiori a 400.000 €, accederebbero a un regime fiscalmente molto più oneroso. E una Asd-Aps rischierebbe di perdere i benefici dell’istituto del compenso sportivo o del rimborso forfettario? No, perché i percettori di compensi sportivi non sono qualificabili come volontari, figure che, secondo la definizione nel Codice del terzo settore valida in qualsiasi ambito, non possono percepire rimborsi forfettari.

Per quali motivi un’Asd dovrebbe cambiare il proprio statuto per diventare un Ets, in particolare un’Aps? Eccone alcuni:
– la nuova qualifica darebbe la possibilità di promuovere anche attività diverse da quelle sportive dilettantistiche, come quelle ricreative, culturali o aggregative, che oggi molte associazioni già fanno (ad esempio, organizzando un centro ricreativo con attività sportive e sostegno nei compiti);
– i corrispettivi specifici versati dai soci per le attività potranno essere decommercializzati solo se l’associazione avrà acquisito la qualifica di Aps (non basterà più indicare le attività nello statuto);
– essere un Ets permetterebbe di intraprendere percorsi di coprogrammazione e coprogettazione con le pubbliche amministrazioni, anche tramite convenzioni e accreditamenti;
– l’iscrizione nel Registro del terzo settore è condizione per avvalersi prevalentemente o stabilmente di finanziamenti pubblici, di fondi privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni o di fondi europei destinati al sostegno dell’economia sociale;
– diventare Aps garantirà maggiori benefici fiscali ai donatori e maggiori agevolazioni fiscali sotto il profilo delle imposte indirette;
– essere Aps comporterà l’autorizzazione all’utilizzo della sede a prescindere dalla destinazione urbanistica, con conseguenti minori oneri per l’associazione.

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