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La piccola Chiesa del Turkmenistan

La comunità cattolica in questo Paese dell’Asia centrale è composta da solo duecentocinquanta fedeli, ma è piena di speranza.

“Quando sono arrivato in Turkmenistan, 22 anni fa, non c’erano fedeli cattolici. Col tempo ho visto nascere una comunità davanti ai miei occhi. Essere testimone di questa nascita è stata una grande grazia di Dio, perché significa aver partecipato a un parto travagliato, ma pieno di speranza: viviamo l’esperienza della Chiesa apostolica, che parte da zero e si fonda sulla forza della Parola di Dio.”

Le parole raccolte dall’Agenzia Fides di padre Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata e superiore della Missio sui iuris del Turkmenistan, rivelano la situazione di una minuscola Chiesa in un Paese di cinque milioni di abitanti al 90% musulmani. I fedeli sono solo duecentocinquanta circa, seguiti da due sacerdoti, e si riuniscono nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat.

“Durante il periodo di dominazione dell’Unione Sovietica, i cattolici sono giunti in terra turkmena da paesi come Polonia, Russia, Ucraina e consideravano la fede il loro valore più grande. Hanno pagato un grande prezzo per proteggerla dall’imposizione dell’ateismo scientifico. Oggi però c’è una difficoltà di trasmetterla ai loro figli. Il paradosso è che è più difficile trasmettere la fede nella libertà che nella repressione. Nonostante questo, la nostra comunità, seppur lentamente, continua a crescere: se prima battezzavamo solo adulti, da poco questo sacramento viene ricevuto anche dai bambini.”

P. Madej è presente in Turkmenistan dal 1997, quando Giovanni Paolo II istituì la Missio sui iuris con cui rinacque la Chiesa cattolica locale. Fino al 2010, quando il governo turkmeno riconobbe ufficialmente la presenza cattolica, gli oblati erano ammessi solo come rappresentanti dell’Ambasciata vaticana. Infatti, all’inizio i fedeli si incontravano nelle abitazioni private e la messa si celebrava nel territorio diplomatico della Nunziatura apostolica, nella capitale del Paese. Oggi le occasioni per incontrare la Parola di Dio non mancano.

“Abbiamo gruppi biblici che si incontrano per leggere la Parola di Dio sia in cappella sia nelle case. Oltre al gruppo biblico, celebriamo ogni giorno l’Eucarestia in lingua russa e la domenica anche in lingua inglese per gli stranieri. Se finora era bastata la conoscenza del russo, oggi coloro che vengono dai vecchi villaggi sovietici non conoscono questa lingua. Per tale motivo, a luglio 2019 dovrebbe arrivare nel paese un terzo sacerdote (sempre un membro degli Oblati di Maria Immacolata) che, durante tutto il suo primo anno di permanenza, si dedicherà solo a studiare il turkmeno”.

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