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La povertà assoluta nelle famiglie di operai è aumentata in dieci anni del 624%

In Italia risultano in uno stato di povertà assoluta oltre cinque milioni di individui, pari all’8,4% della popolazione, e i dati non migliorano.

Oggi in Italia risultano in uno stato di povertà assoluta un milione e ottocentomila famiglie, pari al 7% dei nuclei familiari, per un totale di oltre cinque milioni di individui, ovvero dell’8,4% della popolazione. Nelle regioni del Sud e nelle Isole l’incidenza della povertà assoluta sugli individui raggiunge rispettivamente l’11,1% e il 12%, a fronte di valori più contenuti registrati nel Centro (6,6%) e nel Nord (6,8%) della Penisola. Questi dati, se confrontati con quelli di un anno fa, sono pressoché stabili e dimostrano come la ormai più che decennale crisi economica continui a colpire i meno abbienti: dal 2007, il numero dei poveri ha registrato un incremento del 181% (+121% sulle famiglie).

Con il 27,3% di persone a rischio di povertà o esclusione sociale l’Italia è al sesto Paese in Europa, dove nel 2018 lo erano 109,2 milioni di persone, pari al 21,7% della popolazione europea (-0,7% rispetto all’anno precedente). Peggio di noi la Bulgaria (32,8%), la Romania (32,5%), la Grecia (31,8%), la Lettonia (28,4%) e la Lituania (28,3%); settima è la Spagna (26,1%).

Questa fotografia negativa emerge dal Flash Report sulla povertà ed esclusione sociale 2019 di Caritas Italiana, che rileva come i fattori che incidono sulla povertà assoluta sono: cittadinanza, ampiezza del nucleo e eventuale presenza di figli minori, livello di istruzione, età, stato di disoccupazione e, in caso di occupazione, tipo di lavoro svolto. Particolare è la situazione di criticità delle famiglie in cui un genitore è impiegato come operaio o assimilato: tra loro, risulta povero in termini assoluti il 12,3% del totale. La continua crescita dei cosiddetti “working poor” è allarmante: in dieci anni, su di loro l’incidenza della povertà assoluta è aumentata del 624% (nel 2007 era dell’1,7%).

Le famiglie maggiormente colpite dalla povertà assoluta sono quelle con soli membri stranieri (27,8%, a fronte del 5,3% nelle famiglie con soli italiani); con disoccupati (27,6%); con uno o più figli minori (19,6%); con il genitore che guadagna di più senza alcun titolo di studio (11%), con al massimo la licenza di scuola media inferiore (10,0%) o d’età compresa tra i 18 e 34 anni (10,4%: la povertà aumenta al decrescere dell’età).

Monitorando i bisogni emersi nei 3.366 Centri di ascolto Caritas dalle 195.541 persone incontrate nel corso del 2018, prevalgono come cause: la povertà economica, che si traduce in un reddito insufficiente o del tutto assente; i problemi occupazionali e abitativi (mancanza della casa oppure casa provvisoria o inadeguata); le fragilità familiari, derivate perlopiù da separazioni e divorzi; lo stato di salute, legato al disagio psicologico e a patologie oncologiche e cardiovascolari.

Leggi qui il report completo

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