Povertà e sofferenza mentale: un legame che alimenta l’esclusione

Don Marco Pagniello: fenomeno sistemico, risposte frammentate non risolutive.

Il Rapporto descrive una crisi strutturale che colpisce in modo particolare giovani, donne e persone con esperienza migratoria. Non si tratta soltanto di una questione sanitaria: precarietà lavorativa, insicurezza abitativa, isolamento e fragilità economica accrescono il rischio di sofferenza mentale. Allo stesso tempo, il disagio psichico può generare ulteriore impoverimento, perdita dell’occupazione, della casa e delle relazioni, innescando un circolo che conduce verso l’esclusione sociale.

Nel suo intervento, il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha richiamato l’urgenza di un approccio che unisca cura, diritti e dimensione comunitaria. La sofferenza mentale, infatti, non può essere separata dalle condizioni materiali e relazionali in cui nasce. La persona vive sempre in relazione e ritrova sé stessa attraverso il legame con la comunità.
Il presidente della CEI ha inoltre sottolineato come la povertà rappresenti una progressiva erosione di diritti, opportunità e prospettive di futuro. Quando povertà e disagio psichico si intrecciano, il rischio è che una difficoltà temporanea si trasformi in esclusione cronica.

Dall’esperienza della rete Caritas Italiana emerge un aumento significativo del disagio psicologico tra le persone in condizione di fragilità socioeconomica. In larga parte dei casi, la sofferenza mentale si accompagna a povertà materiale e relazionale, configurando un fenomeno sistemico che richiede risposte integrate. La salute mentale deve essere riconosciuta come diritto fondamentale e bene comune, poiché trascurarla indebolisce la coesione sociale.

Anche Giovanna Del Giudice, presidente della Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia, ha evidenziato la necessità di superare ogni approccio custodialistico lesivo dei diritti, rafforzando i servizi territoriali e promuovendo una presa in carico globale della persona e del suo contesto familiare e sociale, valorizzando le risorse delle comunità locali.

Le esperienze delle Caritas diocesane di Perugia e Bergamo confermano, infine, come i servizi di prossimità siano luoghi privilegiati di ascolto delle nuove fragilità. In questo contesto, la Caritas si conferma osservatorio attento delle trasformazioni sociali e presidio di speranza, chiamato a promuovere una comunità capace di cura e responsabilità condivisa.

Tratto da Caritas.it