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Quando una fede diventa adulta

Dopo la pandemia, per sanare le storture della nostra società bisognerà partire dalla guarigione di sé stessi.

La pandemia e l’orizzonte tuttora indefinito e oscuro che ha portato con sé ci interrogano su come ripartire dopo la quarantena e la messa in discussione della nostra normalità. Il ritorno non dovrà certo essere verso un’esistenza contagiata dall’epidemia dell’individualismo. Occorrerà, invece, una maggiore consapevolezza per sanare le storture della nostra società e, per questo, bisognerà partire dalla guarigione di sé stessi, riconoscendo coraggiosamente le proprie malattie dell’animo, come la doppiezza e l’ipocrisia, tramite la preghiera, la meditazione e il silenzio.

Se per tornare alla vita occorre combattere il coronavirus con un ossigenatore, per un nuovo mondo serve il respiro di un nuovo umanesimo e una nuova globalizzazione dal volto umano. Questo potrà avvenire solo con una coraggiosa e umile apertura alla dimensione spirituale dell’esistenza. Ma, per fare ciò, la fede deve essere adulta. Un’indicazione ce la fornisce don Giuseppe Dello Tore, guida della comunità ecclesiale “La casa” di Brindisi, che ci ha inviato il suo quaderno Nel tempo del coronavirus ripartire nella bellezza del Vangelo… come la ginestra.

Una fede diventa adulta quando è sentita. Non occorre solamente un senso di attaccamento all’istituzione ecclesiastica – la parrocchia, il prete, il Papa –, ma il sentirsi riconciliati con Dio vivendo tra persone riconciliate tra di loro grazie alla compassione e alla solidarizzazione con il dolore degli uomini. Poi, una fede diventa adulta quando è pensata, ovvero quando si accompagna il sentimento della fede con l’uso della ragione e del pensiero critico, evitando la rottura tra il sapere dottrinale (intellettualismo) e la pratica delle opere. Infine, una fede diventa adulta quando è vissuta, quindi fatta uscire dal tempio e testimoniata nei diversi ambiti di vita: la famiglia, il condominio, il posto di lavoro, il quartiere, il tempo libero.

Condizioni preliminari per camminare in questo percorso sono: la coscienza del senso di fragilità, precarietà e limite che accomuna tutti; la pratica del silenzio e della preghiera in ascolto della Parola; la fiducia nel lasciarsi accompagnare; la serena inquietudine della ricerca della verità; la disponibilità di lasciarsi condurre dallo Spirito Santo. Così, in ogni occasione dell’esistenza si potrà gioiosamente diventare il bel ritratto dell’umanità uscito dalle mani del Padre.

Don Giuseppe ha scritto anche altri quaderni: Da credenti in un mondo che cambia, Da credenti nella sfida della complessità e della conflittualità, Ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!.

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