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Quando ai pastori viene tolta la terra dove vivono

Nella zona di Karamoja, in Uganda, gli interessi per l’estrazione mineraria stanno alimentando il land grabbing da parte di aziende straniere.

Karamoja, zona nordorientale dell’Uganda. Martelli si abbattono senza sosta sulle grosse pietre calcaree cavate dal terreno. Le mani sono soprattutto quelle di donne e bambini che, all’ombra di un albero, per pochi scellini producono la ghiaia per la costruzione di strade. Strade che servono alle aziende straniere di estrazione mineraria: uranio, cobalto, oro, argento, grafite, platino e altri minerali rari stanno stravolgendo l’ambiente dei Karimojong, da sempre un popolo di pastori semi-nomadi.

Queste terre erano trascurate perché ritenute, vista anche la loro aridità, poco interessanti da un punto di vista economico. Ma ora il governo dell’eterno presidente Yoweri Museveni ha visto l’affare, appaltando intanto la costruzione delle vie di comunicazione nella savana principalmente a società cinesi. Dopo aver disarmato gli abitanti dei loro trecentomila fucili (la regione era alquanto violenta), ha portato all’improvviso la modernità e causato un calo del numero dei bovini. Ad Avvenire monsignor Damiano Guzzetti, vescovo di Moroto, racconta:

«Si estrae in maniera massiccia, con uno sfruttamento eccessivo della gente locale, impiegata quasi in schiavitù. Il trucco è anche quello di lasciare entrare la gente liberamente in queste miniere a cielo aperto. Lì restano fino a dieci ore al giorno sotto al sole, pagati poco e a cottimo. […] All’inizio i minatori venivano pagati con alcoolici e così la diffusione di distillato illegale è diventata una vera emergenza. La cirrosi epatica è la prima causa di morte. Le compagnie minerarie vogliono sempre più terra, ma non c’è alcun coinvolgimento delle comunità, che restano ai margini, mentre la corruzione delle autorità dilaga. […] La gente verrà messa da parte a casa sua, non è giusto che sia depredata».

Qui il land grabbing, l’accaparramento di terre da parte di stranieri senza compensazione per chi vi abita, sta mostrando il suo lato più feroce. I pascoli e le fonti d’acqua per uomini e bovini sono sempre più appannaggio delle cinquantuno compagnie che già operano nella regione, talvolta protette dai soldati ugandesi. Per non parlare delle miniere illegali ma accettate, in cui lavorano ventimila persone senza alcuna protezione.

La Chiesa sta cercando di porre un rimedio a questo scempio di diritti umani. Il centro giovani a Moroto guidato dal fidei donum don Sandro De Angeli, è la base dell’Ong Africa Mission Cooperazione e Sviluppo. Lo scavo di nuovi pozzi, un centro di aggregazione frequentato da quattrocento ragazzi, formazione professionale per giovani e donne, un asilo con oltre duecento bambini: tutto serve, nonostante le avversità, per dare una speranza e ricostruire una comunità.

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