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La gioia dell’incontro con Dio segue la scelta libera della conversione

L’uomo che accoglie la via del distacco dal male per lasciarsi riconciliare trova la grazia divina che offre il perdono.

Nel Nuovo Testamento, la parola “conversione” compare ventidue volte e nella sua forma verbale altre trentaquattro. Dopo aver risuonato nella prima proclamazione di Giovanni Battista, Gesù la utilizza nella celebre esortazione «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3,2; 4,17). Da un punto di vista letterale, il suo significato è cambiare mente, trasformare la mentalità. Quindi, essa si riferisce a un passaggio conseguente a delle scelte, un transito che in senso cristiano porta dal male al bene, dalla menzogna alla verità, dall’ingiustizia all’amore, dal peccato alla purificazione della coscienza e della vita. Questo è il cammino che chiede il tempo di Quaresima, spiega il cardinale Gianfranco Ravasi su Famiglia Cristiana.

Nell’Antico Testamento, il convertirsi ha invece un significato spaziale: ritornare sulla retta via. La parabola del figlio prodigo incarna entrambi i sensi: la conversione del giovane coincide con il ritorno, dopo un periodo di peccato, alla casa abbandonata, dove l’attende il padre pronto a perdonarlo. Questo percorso richiede un impegno severo per farla finita con i vizi, altrimenti, come ammonisce Gesù, «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» delle vittime della strage ordinata da Ponzio Pilato o del crollo della torre di Siloe (Lc 13,1-5). Però, al monito verso un cambio radicale di vita si accompagna la promessa della gioia di un incontro rinnovato: «L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri, ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona» (Is 55,7).

Nella via della conversione è dunque compresente un percorso penitenziale e un segno di speranza, proprio come è accaduto a san Pietro in seguito al suo tradimento. Infatti, dopo le sue lacrime Gesù gli indica la strada di una nuova missione: «Una volta ravveduto conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32). Tra i compiti dell’annuncio apostolico c’è proprio quello di «predicare a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati» (Lc 24,47). Da un lato, quindi, l’uomo è libero di ascoltare la Parola e scegliere di distaccarsi dal male e accogliere il bene; dall’altro, la grazia divina è pronta a offrire il proprio perdono per far gettare alle spalle il peccato dell’uomo.

Per questo San Paolo rivolge accoratamente un appello alla comunità cristiana, in qualità di depositario, in nome di Dio, del ministero della riconciliazione: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!» (2Co 5,18-20). Il dono del perdono può infatti esserci solo come conseguenza della scelta libera di lasciarsi riconciliare, ovvero della conversione. Solo questa permette all’uomo di lasciarsi inondare dalla grazia divina, che fa nascere «la creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Co 5,17).

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