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Le reazioni alla trasformazione di Santa Sofia in moschea

Dopo il Papa che si è detto molto addolorato, in molti hanno espresso perplessità per una decisione che appare più politica.

Il mondo è stato molto colpito da una notizia che tutti si aspettavano: a Istanbul Santa Sofia è tornata a essere una moschea. Il Consiglio di Stato turco ha annullato il decreto del 1934, voluto dal fondatore della Repubblica di Turchia Atatürk, che aveva trasformato in museo la moschea, dopo che l’edificio era stato basilica cristiana dalla sua costruzione al 1453. Il presidente Erdogan, che ha fortemente voluto questa decisione, ha garantito che il monumento sarà sempre aperto a tutti, sia musulmani che cristiani, rimanendo un punto di riferimento per la libertà di tutte le confessioni religiose. Al termine dell’Angelus di questa domenica, Papa Francesco ha però espresso il proprio dolore per questa decisione:

«In questa seconda domenica di luglio ricorre la Giornata Internazionale del Mare. Rivolgo un affettuoso saluto a tutti coloro che lavorano sul mare, specialmente quelli che sono lontani dai loro cari e dal loro Paese. […] E il mare mi porta un po’ lontano col pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia, e sono molto addolorato.»

Come riporta Avvenire, il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente vede in questa mossa un duro colpo per il dialogo tra islam e cristianesimo, soprattutto come risposta agli estremismi. La segretaria generale del Consiglio, la libanese Souraya Bechealany, sottolinea che la questione è che la decisione turca avviene in un momento storico segnato da fruttuosi tentativi di convivenza pacifica e solidale tra cristiani e musulmani, riferendosi soprattutto al Documento sulla Fratellanza Umana per la pace nel mondo firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal grande imam di al Azhar Ahmed al-Tayyeb.

Anche il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I vede nella trasformazione di Hagia Sophia, luogo di incontro e di dialogo tra Oriente e Occidente, un fattore di divisione, soprattutto in un momento in cui l’umanità ha sempre più bisogno di unità e di un orientamento comune. Su una posizione più netta è l’imam di Milano e presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana, Yahya Pallavicini, che ad Adnkronos ha dichiarato:

«Santa Sofia doveva rimanere una chiesa e basta. Da secoli sono state fatte scelte politiche e culturali con cui non mi trovo d’accordo. Nella storia dell’islam, quando i sapienti musulmani visitavano un luogo di culto, come una sinagoga, un monastero o un luogo di sepoltura di altre confessioni, rispettavano sempre questi luoghi e la loro identità. A partire dall’episodio del califfo Omar che, quando entrò a Gerusalemme e gli offrirono la possibilità di pregare in una chiesa, rifiutò per rispetto dei fedeli cristiani. Lasciamo i luoghi di culto all’uso per cui sono nati, rispettiamo le diversità dall’inizio alla fine.»

Santa Sofia rimarrà comunque aperta ai visitatori al di fuori degli orari delle cinque preghiere giornaliere musulmane, durante le quali affreschi e mosaici, che contengono rappresentazioni umane vietate dall’Islam, saranno coperti e oscurati in maniera adeguata tramite tendaggi e giochi di luce e ombra.

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