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La rete radiofonica cattolica che prova a fare informazione in Sud Sudan

Catholic Radio Network, iniziativa della famiglia comboniana, è stata premiata con il Pax Christi International Peace Award.

La rete radiofonica Catholic Radio Network del Sud Sudan e dei monti Nuba, iniziativa della famiglia comboniana in collaborazione con le diocesi del territorio, raggiunge quotidianamente circa sette milioni di persone, grazie a una programmazione in molte delle lingue locali. Le proposte, che mirano a promuovere la riconciliazione tra i diversi gruppi sociali e politici e il superamento dei traumi in seguito ai conflitti che hanno martoriato il Paese, promuove il dialogo, l’impegno civile, l’educazione e i processi democratici, con un’attenzione particolare per i gruppi sociali più deboli come le donne, i bambini e gli analfabeti.

Come si legge su Nigrizia, il Crn ha vinto il Pax Christi International Peace Award 2021, considerato uno dei più importanti premi per la pace nel mondo e assegnato a organizzazioni e attivisti della società civile che lavorano in favore della pace e contro violenze e ingiustizie. Il lavoro della rete radiofonica è iniziato nel 2006, l’anno dopo la firma degli accordi di pace che hanno messo fine alla guerra civile sudanese e ha preparato la strada all’indipendenza del Sud Sudan.

Il network è composto da nove radio comunitarie indipendenti, otto in Sud Sudan e una in Sudan, dove lavora un centinaio di giornalisti. Ognuna di esse prepara programmi propri che affrontano i problemi delle rispettive comunità locali e tramandano i loro aspetti culturali. Poi, a Juba, lavora una struttura di coordinamento che, tra l’altro, ogni giorno raccoglie le informazioni prodotte dalle varie emittenti e prepara un notiziario in inglese e in arabo che poi distribuisce alle radio del territorio, le quali lo traducono nelle lingue dei loro ascoltatori.

L’operato di tutti loro deve destreggiarsi in un contesto che prevede spazi limitati per l’informazione indipendente, con i paletti imposti dalla legge sempre più restrittivi. In Sud Sudan, arresti, multe esorbitanti (anche per un solo post su un social media) e minacce senza ragioni chiare sono frequentissimi, cosa che comporta inevitabilmente una certa forma di autocensura.

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