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Ricette bibliche per un viaggio tra i gusti dell’antichità

Tramite lo studio delle fonti antiche una ricercatrice ha provato a ricostruire i piatti che sono citati nelle Scritture.

Secondo una leggenda, quando Noé, sua moglie, i suoi figli e le loro mogli scesero dall’Arca sul monte Ararat, dopo che tutti gli animali furono fatti sbarcare sulla terra ferma, organizzarono una festa per ringraziare in Signore che li aveva salvati dal Diluvio universale. I cibi che avevano a disposizione erano grano perlato, ceci, riso, farina, latte, zucchero, cannella, uva passa, fichi secchi, albicocche, noci, nocciole, mandorle e semi di melograno. Così, prepararono un dolce, diffuso nel Nord e nel Medio Oriente, che oggi in turco si chiama Asure.

Le istruzioni per prepararlo si possono trovare nel libro La Bibbia in tavola. 40 ricette dall’Eden a Gerusalemme dell’archeologa e storica culinaria tedesca Ursula Janssen. Dopo aver lavorato in vari scavi tra Africa e Medio Oriente, la ricercatrice si è dedicata a indagare le pietanze dell’antichità attraverso lo studio delle fonti antiche. Per quanto riguarda i cibi citati nelle Scritture, ha individuato i versetti in cui se ne parla e li ha confrontati con ricette raccolte in area babilonese e greca e con le scoperte archeologiche che ci rivelano cosa, dove e quando si coltivava, cacciava, allevava, cucinava e mangiava migliaia di anni fa. Anche se le informazioni culinarie arrivate sino a noi non sono precise, ad esempio riguardo alle quantità o alle cotture, Janssen ha fatto vari tentativi per ottenere un risultato preciso e replicabile.

I sette prodotti alla base della cucina biblica erano il grano, l’orzo, l’uva, i fichi, i melograni, le olive e il miele. Le loro combinazioni creano sapori che ci riportano indietro nel tempo non solo nella Terra santa e nel Levante, ma anche in Egitto e Grecia, in Persia e Asia Minore, a Babilonia e Roma. Fino al Medioevo, in cucina si amava combinare i gusti, unire il salato e il dolce, creare l’agrodolce. I piatti che erano preparati per i giorni di festa avevano quindi un gusto molto ricco, oltre che nutriente.

Le polpette crude di Abramo furono create, secondo la tradizione, dalla madre del patriarca un giorno in cui non aveva legna per cuocere la carne. Per una minestra di lenticchie Esaù vendette a Giacobbe la primogenitura. Il pane azzimo fu preparato dagli ebrei nell’Esodo dall’Egitto, i quali portarono con sé pasta non ancora lievitata; oggi focacce non lievitate sono chiamate mazzah. Abigail cucinò a David e ai suoi seguaci il brasato di pecora e una torta di fichi. Nel libro di Ezechiele vengono consigliati pesce alla filistea, l’arrosto di cervo di Salomone al vino rosso e il pane multicereali. All’ultima cena di Gesù fu probabilmente servita, tra l’agnello arrosto e altri piatti tradizionali che commemorassero l’esodi, un charoset con salsa di mele. Insomma, sfogliare la Bibbia a tavola può farci fare un viaggio tra i gusti che sentivano patriarchi, profeti e apostoli.

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